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In mutande, con i piedi a bagno, il naso all'insù,
davanti all'entrata di un museo.
data:
15.04.2008
codice
di riferimento: 0804150945
autore:
Gian
Stefano Mandrino
commenti: 00
versione
.PDF
Benvenuti
nel nuovo sito dell'Area per lo Studio della Didattica
Collettiva e della Museologia dell'ISTITUTO I.S.U. La
partecipazione è aperta a chiunque desideri vivere
e capire il rapporto tra risorse, cultura, apprendimento
ed aspetti introspettivi.
E'
dal 1991 che mi interesso di didattica, soprattutto quella
rivolta al cosiddetto pubblico adulto, quello che si incontra
nelle imprese, sui luoghi di lavoro, sui treni, al mercato,
in coda alla posta, nei cimiteri e negli ospedali.
E'
dal 1991 (ma la passione nasce sui banchi di un liceo
grazie a Piero Angela, che non conosco personalmente,
ma a cui sono grato) che mi chiedo cosa sia quella che
tutti chiamano cultura e che evocano nei loro deliri mistico-accademico-politici
come soluzione di tutti i mali.
Le
nostre strade sudano cultura da ogni tombino; ogni angolo,
una volta adolescenziale alcova per scambiarsi umori e
gusti, ora ottimo sito per "farsi" in pace o
depositare i resti, in cocci, di una notte allineata e
coperta, tradisce un rapporto con il tempo e con la sua
memoria. Eppure non basta, non mi basta questa visione
ipocritamente e falsamente incantata, dattata dai troppi
"dotti, medici e sapienti" di turno e di comodo
a darmi conto di ciò che pervade i miei intenti
da più di venti anni: che cosa è la cultura?
E'
chimismo né più né meno. Con buona
pace di tutti (ammesso per convenzione che ciò
di cui stiamo parlando, realtà sensoriale compresa,
esista) la comprensione è una sequenza di reazioni
biochimiche. A questo punto, come solitamente succede,
i più lanciano anatemi e denunciano scandalizzati,
riversandomi addosso tutto il loro "pieno di sé",
che "l'essere umano non è un calcolo, non
è una formula...va oltre", ma nessuno, e dico
proprio nessuno, né all'università né
nei templi delle varie religioni, a cui molti si rivolgono,
né nella dolce via Del Campo, è riuscito
mai a dirmi, o meglio a farmi capire, dove questo benedetto
essere umano vada a finire.
Ecco
la situazione: mi trovo in mutande in un fiume di fatti
di ondivaga memoria, che tutti chiamano storia, che da
sempre modella il suo corso, lasciando ciottoli e massi
di testimonianze più o meno patrimoni dell'umanità,
che tutti a parole amano...e nessuno mi ha mai saputo
spiegare perché.
Sarà
che figlio di chimico, nipote di maestri d'ascia e di
gente di mare, ho imparato a toccare, ad annusare, ad
assaggiare pensandoci poi sù, dopo più di
venti anni, dicevo, ho intrapreso una terza via: chiedermi
quale sia la convenzione naturale e naturalistica grazie
alla quale percepisco il mio intorno. Ho creato, quindi,
un istituto che indaghi i meccanismi naturali dell'espressione
umana, ottenendo i seguenti risultati.
Esistono
risposte che non sempre appartengono allo stesso livello
percettivo o espressivo delle domande.
Chiedersi il motivo dell'esistenza non è uno stupido
rifugio da "bamboccioni", che non vogliano uscire
dall'adolescenza, ma una attività che varia a tal
punto i riferimenti percepiti da non riconoscersi più
nella propria esistenza già trascorsa.
Sto
imparando che la maggioranza non fa la verità,
che esiste una grande differenza tra "il perché"
ed il "per come", che apparire non vuol dire
essere e che essere non vuol dire essere percepiti come
si ritiene di voler essere.
Già,
come per il vaso di Pandora, mi sta assalendo ogni genere
di male, che si stempera in quell'ultima speranza trovata
in fondo al vaso stesso. Allora ogni male ha il suo perché,
ogni perché perde ogni giudizio, poiché
svelato, e così di passo in passo, ho intrapreso
una strada dove "In itinere" è "intellegere".
Ho
scoperto che il vero male (ammesso che il male esista)
è considerare le cose a seconda dei vantaggi che
possiamo trarne senza riconoscere proprio questo aspetto,
come il più importante per iniziare ad indagare
noi stessi e quel moderno tabù del perché
esistenziale.
Ho
compreso che noi siamo quello che comprendiamo, non ciò
che sappiamo. E' nella comprensione che brilla quell'unisono
con l'universo, impercettibile, durevole meno del suo
riscontro, come un assaggio, come una promessa, come un
lampo di luce extra uterina prima di rinascere.
Ho
compreso che proprio nella didattica, cioè nella
comunicazione della modalità di gestione di informazioni
tra un soggetto ad un altro, quello che generalmente sono
definiti "sapere scientifico" e "sapere
umanistico" trovano uno dei loro punti di contatto.
Ho
compreso che la cultura è una esperienza percettiva
soggettiva ed esistenziale: sono nato solo, morirò
solo e vivo solo, terribilmente solo, ma indissolubilmente
unito a qualcosa che mi attrae durante il mio cammino
ed il darne spiegazione ne costituisce il motivo.
Ecco,
cari venticinque lettori di manzoniana eredità,
il perché di un sito e di una attività,
che desidera capire, assieme a pubblico e ad operatori
del settore, come e se possa essere utile all'introspezione
di ciascuno di noi, ciò che il tempo, la natura
e gli uomini aggregano e conservano per i posteri.
Ecco
la ragione di uno in mutande, con i piedi a bagno, il naso
all'insù, davanti all'entrata di un museo.
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