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Una strada meravigliosa, senza capolinea o perché.
Riflessioni di un curioso in pantofole e canotta.
Mi
unisco con grande piacere e solidarietà, allo stato d'animo
del nostro gentile anfitrione, in mutande e con i piedi
in ammollo nell’acqua fredda e limacciosa. Entrambi ci
troviamo, quasi inconsapevoli compagni di viaggio, narici
ed orecchie frementi, con gli occhi spalancati rivolti
all’insù. La facciata del famoso museo, è incombente sulle
nostre modeste dimensioni terrene. Ma per quanto mi riguarda,
così come credo di intuire per lui, non c’è traccia di
sgomento nel mio e nel di lui animo. Anzi. Scoprire che
Network Museum sia finalmente operativo in tutto e per
tutto, è una grande soddisfazione. Una rassicurante ipotesi
di incerta certezza. Di conoscenza indubitabile. “Non
so nulla. Ma vedo tutto. O almeno credo”. Questo è il
vento magnifico che ingrossa le nostre vele e ci consente
di tagliare l’acqua. Mai con forza. Bensì con dinamica
e fluida scioltezza.
La
scatola, adesso, è aperta. Spalancata sul teatro del mondo.
Degli uomini, degli animali, dei minerali, dei vegetali
e, perché no, anche dei nostri amici fluidi. Network Museum
potrebbe trasformarsi nel nostro affilato machete. Indispensabile
compagno nell’intrico insidioso della nebbiosa ed umida
giungla del sapere terreno.
La
cultura ci strizza l’occhio invitante e disponibile. La
libertà di pensare, riflettere, ponderare, osare o rinunciare
sarà da ora in poi racchiusa anche in questa palestra
virtuale. A me tanto più gradita, in quanto bipede acculturato
dilettante. Ma non per questo assai meno pensante o audace.
Interrogarsi
sul perché dell’esistenza, non solo è un diritto. A maggior
ragione dovrebbe essere visto come un dovere del percorso
terreno di ognuno. La risposta finale e definitiva, ammesso
che esista, non è obbligatoria. Studiare, leggere, parlare,
non devono per forza portare alla conclusione di un tutto.
Quasi che “vivere”, potesse essere paragonato ad una sceneggiatura
cinematografica. Vivere felici e contenti, non è il senso
delle cose. E’ però impensabile supporre che si possa
vivere senza STUDIARE. La propria anima, quella altrui,
il moto di un oggetto o il divenire di un fenomeno. Uno
qualsiasi tra i tanti e tra tutti i possibili. Il progresso,
anzi l’atto dell’incerto progredire, della nostra specie
animale presunta “sapiente”, è il frutto più succoso e
prelibato della nostra pianta preferita. Quella dell’ignoranza.
Un’insipienza di tale dimensioni da far si che, quasi
per magia, l’essere umano possa compiere prodigi di azione
e pensiero quasi miracolosi.
Sfido
chiunque a sapere il già citato “perché” e “per come”.
Religioni e filosofie, libri, biblioteche e scaffali,
non possono nulla. Ma sono a loro modo indispensabili
proprio perché non necessari. Guardiamoci negli occhi
e sosteniamo, da uomini, il nostro stesso sguardo. Siamo
veramente, disperatamente e meravigliosamente soli su
questa lurida terra. Ospiti inattesi con il sedere all’aria
e le ascelle graveolenti. Quindi e pertanto, cosa di più
esaltante potremmo dunque chiedere al libro della natura?
Inseguire
le risposte, questo è il vero ed unico segreto della nostra
avventura carnale. A soccorrerci, nel momento del bisogno
e del terrore, possono arrivare preziosi amici. Un museo,
un libro, una pagina, un’immagine, un ricordo, un volto,
un odore o una percezione istintiva. Tipicamente animale,
sicuramente reale. Ben più di un oggetto o di un’idea
riconosciuta da quella famosa MAGGIORANZA. Apparire non
è essere. Così come, per fortuna, essere davvero e sul
serio, non vuole dire essere percepiti. Essere è sempre
e solo un’idea che si faccia azione. Nella realtà indiscussa
della pura fantasia od in quella assai più tormentata
dell’incerta esistenza, tattile e materiale.
Se
non avessimo dalla nostra tutta la cultura accumulata
in un milione di anni, oggi non potremmo essere qui. Al
punto di partenza. Quello delle domande senza risposta,
dei dubbi non fugabili e delle illuminazioni fulminanti
ed istantanee. Se non sapessimo, adesso, oggi, ora, non
potremmo incominciare a CERCARE. Noi stessi e niente altro.
Per
questo, mi permetto di ripetere, sono emozionato come
un bambino di fronte al mare. In compagnia del nostro
anfitrione e di quanti vogliano affrontare il suddetto
MUSEO con l’animo candido di chi, per sua immensa fortuna,
NON SA.
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