|
Lo spirito di Montecristo è un fantasma sempre
immortale ai colpi di frusta dei suoi carcerieri.
Qualsivoglia sia il prezzo da pagare in termini
di sacrificio, rovello interiore ed anche senso
di ineluttabile limitatezza, c'è e sempre ci sarà
una mano pronta a levarsi contro l'oppressore
più tirannico dell'animo umano. L'indifferenza.
Da qualsivoglia universo o nebulosa di nuova o
nuovissima generazione nasce sempre e comunque
una stella più luminosa delle altre. Se è vero
che il buio può inghiottire la luce, è ancora
più veritiero che la luce sappia liberarsi dall'abbraccio
mortale delle tenebre.
Non
si possono fermare la cultura e il suo dinamismo
dirompente. Non si può impedire ad un assetato
di cercare l'acqua, anche scavando con le mani
nella sabbia. Addirittura, neppure nella finzione
ipertecnologica e pupazzata di Second Life. Questa
strana e strabiliante versione animata dell'universo
Lego tanto amato in gioventù in noi quarantenni
figli del boom economico. Nemmeno in un ambiente
a volte deplorato a gran voce e tenuto a debita
distanza dai benpensanti. Tra i quali c'ero ed
in parte io pure mi ci ritrovo.
In
generale, Second Life non mi piacerà mai, come
concetto puro e semplice di fuga dalla realtà.
Di volo disperato dell'animo umano, intrapreso
con il solo scopo di cercarne e ricrearne un'altra
che sia identica a questa nostra valle di lacrime.
Ma se poi si viene a scoprire che, come è successo
a noi frequentatori dell'Istituto ISU, sulla stessa
Secon Life si fa anche informazione e cultura,
allora io per primo mi dichiaro pronto a vendere
l'anima al sulfureo Belzebù.
Il
sottoscritto, censore implacabile con la pallottola
del qualunquismo sempre in canna , si è avvicinato
alla notizia ed alla sezione in questione, con
la circospetta diffidenza di una tigre del Borneo
di fronte ad una capretta sanguinante apppesa
per le zampe. "Non ci casco", ho subito pensato
tronfio e spocchioso come poche altre volte nella
mia vita. Per me, il suddetto universo parallelo,
era solo e semplicemente la palestra ed il confessionale
di personalità sdoppiate ed inconciliabili con
la realtà tattile. Il rifugio meschino di isterici
ed isteriche alla disperata ricerca di soddisfazioni
gratificanti in un universo fatto di pixels, circuiti
stampati e schede grafiche. Onanismo virtuale
della peggior risma. Assimilabile alle cartomanti,
ai confessionali cattolici, ai blog di accoppiamento,
ai soporiferi cocktails di corteggiamento e pettegolezzi
delle 7 della tarde. Avevo già commesso lo stesso
madornale errore con l'universo di Internet agli
albori del mio approccio alla tastiera. Quando,
non mi resi conto che, come sempre dalla notte
dei tempi e dagli albori della nostra specie animale,
è l'utilizzo di qualsivoglia strumento a fare
la differenza. Bene e male dipendono solo e sempre
da noi. Corrotti e corruttibili. Luminosi ed illuminanti.
E
così, abissi di schifezze, sulla Rete. Pedofili,
coprofagi, marchettari, truffatori, millantatori,
sciacalli, venditori di fumo e sadici. Ma anche
rimarchevoli picchi di cultura, dentro la perfida
rete. Storia, geografia, informazione di qualità,
musica, bibliografia, cinema, arte, didattica,
gioia di vivere. La freccia può uccidere l'uomo
ma nondimeno è in grado di sfamarlo e renderlo
vivo, felice. Questa è la semplice conclusione
alla quale sono sempre giunto, ogni qual volta
mi sono trovato a valutare fenomeni a me non graditi.
Diffidare è sempre buona cosa. Condannare senza
controprova è addirittura controproducente se
non dannoso. Non tutto puzza od annoia in questa
"altra vita" computerizzata.
Scoprire
e comprendere che qualcuno avesse deciso di utilizzare
un ambito relazionale all'apparenza così freddo
ed impalpabile, per creare cultura e non invece
per riversare sulla Rete le proprie debolezze
caratteriali e relazionali, mi ha piacevolmente
sorpreso. Oltremodo interessante è la volontà,
parole dello stesso Avatar Dagostino, di creare
una realtà didattica materiale all'interno di
questo sistema solo all'apparenza agli antipodi
del mondo degli uomini in carne ed ossa.
Ho
molto apprezzato la mia passeggiata nella galleria
del Codice Atlantico. E' stata emozionante. Non
troppo dissimile da un qualunque pomeriggio in
un museo in carne ed ossa. Questa sensazione mi
ha sorpreso per tutta la durata della virtualità
navigatoria. Senza lasciare strascichi di delusione
o di cinismo saputello. Uscitone, ero ancora me
stesso. Concreto e sognatore. Non avevo perso
una sola oncia della mia umanità terrena e siderale.
Con
piacevole sgomento, ho constato che l'universo
culturale di Second Life, può essere identico
a quello già esistente ed operante su Internet.
Ha i suoi limiti, invalicabili, per fortuna. Ma
non sono e saranno irrilevanti anche i suoi indubbi
pregi.
Avvicinare
le distanze talvolta incolmabili tra coloro i
quali siano interessati al medesimo argomento
pur trovandosi a distanze siderali gli uni dagli
altri. Se si accetta la computer grafica al cinema
ed in televisione, Second Life non merita di essere
ghettizzato nel limbo degli inferni travianti
e soggioganti l'animo umano. Non vedo perchè non
si possa fare altrettanto per un ambiente in grado,
nonostante tutto, di offrire anche un certo numero
di spazi annoverabili a pieno diritto nell'universo
delle attività culturali.
Devo
ammetterlo e non a malincuore. Mi piace assai
l'ipotesi di una musealità virtuale. Parallela
oppure no con quella reale. Non mi spaventa, non
mi preoccupa nè mi indigna. Così come sono convinto
che l'ambito della didattica su Second Life possa
fornire altrettanti spunti di natura positiva
ad un universo in perenne caccia di opportunità
di relazione e scambio di saperi e cognizioni.
Scoprire,
quindi, che proprio l'Istituto ISU, abbia deciso
di entrare i Second Life con le sue attività di
"ricerca" e "cultura", è una delle migliori notizie
che il mio orecchio sporco di troppi pregiudizi
ed incertezze potesse ascoltare.
Buon
lavoro all'Istituto I.S.U. su Second Life!!!
|