{"id":10954,"date":"2025-11-02T20:18:24","date_gmt":"2025-11-02T19:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/?p=10954"},"modified":"2025-12-17T14:35:59","modified_gmt":"2025-12-17T13:35:59","slug":"infinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/2025\/11\/02\/infinito\/","title":{"rendered":"Infinito"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div style=\"background-image:url(&apos;https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN_CARBONCINO.jpg&apos;);background-position:53% 53%;background-size:cover;\" class=\"wp-block-group has-background\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-right has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"border-style:none;border-width:0px;border-radius:0px\"><strong><a href=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/2025\/11\/02\/10785\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/2025\/11\/02\/10785\/\">English version<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-cover\" style=\"margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30);padding-top:0;padding-bottom:0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1536\" height=\"1024\" class=\"wp-block-cover__image-background wp-image-10974 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN.jpg\" data-object-fit=\"cover\" srcset=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN.jpg 1536w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN-1320x880.jpg 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px\" \/><span aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-cover__background has-background-dim-0 has-background-dim\" style=\"background-color:#31281b\"><\/span><div class=\"wp-block-cover__inner-container is-layout-constrained wp-block-cover-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-2 wp-block-paragraph\" style=\"color:#990000\"><strong>La copertina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-3 wp-block-paragraph\" style=\"font-size:28px\"><strong>Infinito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\"><em>di Gian Stefano Mandrino<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-5 wp-block-paragraph\"><em>La morte non \u00e8 la negazione della vita, ma della nascita. La vita, pertanto, non avrebbe, semanticamente, il suo contrario. Non sarebbe un concetto binario, ma un processo. <\/em><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-6 wp-block-paragraph\"><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-background\" style=\"background-color:#f9f9f7;background-image:url(&apos;https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN-BN-SFONDO.jpg&apos;);background-position:55.00000000000001% 55.00000000000001%;background-size:cover;\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-drop-cap has-text-color has-link-color wp-elements-7 wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:16px\">\u00c8 Novembre. Direte: &#8220;Bella scoperta!&#8221;. Risponderei: &#8220;Almeno queste mie copertine servono a qualcosa!&#8221;. Certo: \u00e8 Novembre! Siamo nuovamente a Novembre. Eppure la maggior parte delle persone, me compreso, \u00e8 convinta di parlare di tempo. \u00c8 novembre e noi, rispetto alla posizione che occupavamo lo scorso anno nell&#8217;universo, per esempio, ci siamo spostati, a cavallo del nostro pianeta, di circa venti miliardi di chilometri. Non mi sembra che siamo nuovamente tornati a Novembre, a quel novembre dello scorso anno, o meglio al luogo, che noi, un anno fa, chiamavamo Novembre. Allora: dove siamo? Quando e quanto siamo? Ed ancora: siamo sicuri di essere? <br><br>\u00c8 Novembre e, a detta del calendario, il secondo giorno di questo fantastico mese: il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, almeno per i cristiani. Per le culture pre-cristiane questo periodo dell&#8217;anno rappresentava il presentimento di una prossimit\u00e0 tra il regno dei cuori battenti e quello di quelli dissolti, che non si poteva pi\u00f9 verificare per il resto della ciclicit\u00e0 annuale di natura. Gi\u00e0 la &#8220;ciclicit\u00e0&#8221;: chiss\u00e0 perch\u00e9 molti identificano tale manifestazione geometrica, vagamente e sinotticamente, al moto di rivoluzione del sole, che suscita lo scandire delle stagioni, aspetto, quello del loro alternarsi, che la nostra specie ha cercato pi\u00f9 volte di proiettare in altre dimensioni ed su altre scale <br><br>Chi ha famigliarit\u00e0 con la liturgia cattolica, proprio oggi avr\u00e0 sentito parlare pi\u00f9 che dei morti, di una caratteristica presente nella nostra specie e che sembra ci contraddistingui: il desiderare vivere per sempre. Penso che chi, con un certo gusto per l&#8217;autolesionismo abbia resistito nella lettura, stia iniziando ad intravedere cosa c&#8217;entri la morte con i musei.<br><br>La morte, o meglio la sua causa, l&#8217;entropia dei sistemi, la legge delle leggi (almeno in questo sistema fisico), \u00e8 quella contro cui tutti noi combattiamo costantemente: ad eccezione dei suicidi, in modo volontario o involontario. Ogni pensiero, ogni attivit\u00e0, ogni azione sono suscitati, per arginare il guasto dei guasti, il disordine dei disordini: la morte. <br><br>La nostra specie dalla notte dei tempi cerca di vincere questo confronto senza riuscirci, apparentemente. \u00c8 questione di consapevolezza, per me, la ragione per cui la comprensione, la cultura e gli stessi musei esistono, anche se ancora acerbi nella loro espressione. La morte, come sino qui considerata, non \u00e8 la negazione della vita, ma della nascita. La vita, pertanto, non avrebbe, semanticamente, il suo contrario. Non sarebbe un concetto binario, ma un processo. <br><br>Cos\u00ec il nostro smarrimento, la nostra paura, la nostra angoscia e per molti un vero e proprio panico (molto probabilmente il mio caso, quando mi trover\u00f2 nella circostanza della mia dipartita: qualcuno mi ricordi questa copertina, per favore!) si \u00e8 tramutata, da quando abbiamo realizzato, come specie, che anche noi &#8220;finivamo&#8221;, in sete di continuit\u00e0, di perpetua esistenza, di infinito, come ci ricorda anche l&#8217;articolo 18 della <em>Gaudium et Spes<\/em>, di San Paolo VI, Papa Montini, che parla dell\u2019uomo come essere proiettato verso l\u2019infinito, inquieto, aperto, capace di trascendenza.<br><br>Torniamo, quindi, ai nostri amati musei: che relazione contraggono con la morte e con l&#8217;infinito? Intravedo, proprio in tali entit\u00e0, e da sempre, una chiarissima analogia e testimonianza della nostra evoluzione culturale e della evoluzione della nostra consapevolezza: individuale, collettiva, di specie. Poniamo l&#8217;attenzione proprio sull&#8217;aspetto, sul lemma che ho scelto come titolo: l&#8217;infinito. Proviamo a pensare come possa vivere un museo l&#8217;infinito .<br><br>Si presentano due scenari: l&#8217;infinito come conservazione e perpetuo riferimento a testimonianze di quanto accaduto, di quanto prodotto, dove il tempo, entit\u00e0 che ammetto di non aver mai compreso (fosse solo quello!) la fa da padrone, scandendo i ritmi epistemologici, la narrazione museale, la stessa didattica. <br><br>Il secondo scenario, presente nelle culture orientali, per esempio, \u00e8 considerato come capacit\u00e0 rigenerativa perenne, come un eracliteo divenire, che tende a permetterci di cogliere la nostra essenza nel contingente, nel presente, non in ci\u00f2 che \u00e8 stato, anche se riverbera ed \u00e8 componente di noi, n\u00e9 nel futuro, un desiderio che nega, che allontana, che procrastina l&#8217;appuntamento con il &#8220;satori&#8221; della consapevolezza esistenziale.<br><br>Ai pi\u00f9 attenti tra studiosi e frequentatori di ambienti museali non saranno di certo sfuggiti proprio questi due scenari, in cui si sta dividendo l&#8217;evoluzione museale, con relative, e forse perniciose, derive.<br><br>Uno degli aspetti pi\u00f9 felici, anche se la sua deriva si chiama &#8220;protagonismo&#8221; e &#8220;relativismo&#8221;, consiste nel cercare, anche grazie alle politiche di inclusione, nel mettere al centro il visitatore, che in futuro, se vogliamo dare un futuro a chi fa museologia, vedr\u00e0 evolvere il suo ruolo di mero spettatore. <br><br><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"499\" src=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN_2VERTICALE-400.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10979\" srcset=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN_2VERTICALE-400.jpg 400w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/INMNET2511021400MAN_2VERTICALE-400-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fonte: Archivio Network Museum<br>propriet\u00e0 intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-8 wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:16px\">Le tecnologie ne fanno gi\u00e0 un &#8220;fruitore&#8221;, quasi un consumatore di &#8220;emozioni&#8221; culturali: qui, per\u00f2, si apre un altro delicato scenario di tipo didattico-pedagogico-museale, che non possiamo affrontare in questa sede. <br><br>Tra il mantenere tutto, secondo schemi vetero-feticisti e &#8220;gettare&#8221; tutto via, l&#8217;evoluzione museale sta trovando il compromesso di una specie di &#8220;rivoluzione copernicana&#8221;, identificando la persona e le sue esigenze come centro di riferimento prioritario. La mia statua equestre al British Museum sar\u00e0 certamente bellissima, ma cosa servir\u00e0 venerarla, se non si comprender\u00e0 il rapporto che ne deriver\u00e0 con il bambino che la guarder\u00e0 dal basso? (Per coloro di scarso senso umoristico, ovviamente, la questione della mia statua \u00e8 una iperbole, una cosa per rendere questa copertina meno perniciosa per l&#8217;equilibrio psicofisico dei lettori). <br><br>Scherzi a parte, tornando alla questione dell&#8217;infinito, secondo gli scenari evolutivi attuali, avremo meno attenzioni visceral-feticiste verso capolavori eterni, consegnatici dal passato e pi\u00f9 attenzione al processo di formazione continua, tesa alla consapevolezza di vario genere a beneficio del visitatore. Lo stesso concetto di formazione continua \u00e8 sintomatico di una attitudine verso una visione antropologica di infinito: la vita come processo multidimesionale, &#8220;quantisticamente&#8221; intesa, per esempio, indagatrice ed esploratrice di una trascendenza possibile, perch\u00e9 insita in noi stessi e meno attendista. Ci\u00f2 rientra nel solco di una evoluzione culturale e non che ci distinguer\u00e0 sempre pi\u00f9 da ci\u00f2 che eravamo. Dal pensare al &#8220;quasi contatto tra due espressioni dimensionali&#8221; delle culture precristiane al cogliere nella spinta evolutiva la dimensione individuale e di specie verso una rigenerazione esistenziale dinamica, si delinea una trascendenza pi\u00f9 consapevole, una frontiera realmente raggiungibile. Anche in questo caso i riferimenti teologici ritroverebbero nuova linfa e nuova opportunit\u00e0 di analisi e prospettiva, ma vi saranno altre sedi ed altre occasioni da dedicare all&#8217;argomento.<br><br>Una tra tante la progettazione, che da qualche anno ci sta impegnando, del &#8220;concept museum&#8221; del Museo della Morte di INFOGESTIONE (www.museodellamorte.com), uno spazio digitale e fisico pensato proprio per proporre, o forse riproporre, una dialettica sulla nostra comune frontiera, che chiamiamo &#8220;morte&#8221; al di qua del confine, &#8220;infinito&#8221; al di l\u00e0 del limite. Ho trovato buffo vedere come in questi giorni molte vetrine e molte persone esponessero simboli mortiferi, realizzare che i nostri palinsesti informativi, televisivi e cinematografici siano costituiti dalla morte e dalla violenza fine a se stessa quale ingrediente principale, mentre, quando presentiamo il nostro progetto del Museo della Morte, i pi\u00f9 (soprattutto tra i maschietti, che ci procurano con il tatto prospettive urologiche) rimangano stupiti, come chi conosce qualcuno per sentito dire.<br><br>Vorrei chiudere questo mio intervento, ritornando al tema dell&#8217;anno, quello dell&#8217;intelligenza museale, indicando proprio come questo genere di argomenti, di dissertazioni e di inviti alla riflessione ed al confronto costituiscano ci\u00f2 che noi indichiamo come funzione intellettiva museale. \u00c8 forse la funzione principe, che potr\u00e0 trovare un senso al servizio che i nostri simili cercano nel loro vagare browniano su questo pianeta.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u00a9 Copyright Infogestione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-9 wp-block-paragraph\"><strong>Coordinates of this page, sources, links, and further insights<\/strong><br><strong>Coordinate di&nbsp;questa&nbsp;pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Title\/Titolo:<\/em> Infinity\/Infinito<br><em>Section\/<em>Sezione<\/em>:<\/em> The cover\/La copertina<br><em>Author<\/em>\/<em>Autore:&nbsp;<\/em>Gian Stefano Mandrino<br><em>Guest<\/em>\/<em>Ospite:<\/em> &#8211;<br><br><em>Code<\/em>\/<em>Codice: <\/em>INMNET2511021400MAN<br><em>Last update<\/em>\/<em>Ultimo aggiornamento:<\/em> 02\/11\/2025<br><em>Online publication: 7th season, 02 November 2025<\/em>\/<em>Pubblicazione in rete:&nbsp;<\/em>7\u00b0 stagione, 02\/11\/2025<br><br><em>Intellectual property<\/em>\/<em>Propriet\u00e0 intellettuale:<\/em> INFOGESTIONE s.a.s<br><em>Content source<\/em>\/<em>Fonte contenuti:&nbsp;<\/em>INFOGESTIONE &#8211; Network Museum<br><em>Image source<\/em>\/<em>Fonte immagini:<\/em> INFOGESTIONE &#8211; Network Museum<br><em>Video and multimedia content source<\/em>\/<em>Fonte video e contenuti multimediali:<\/em> &#8211;<br><br><em>Links for further insights related to the topic<\/em>\/<em>Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema:<\/em> &#8211;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessione sulla morte e sull\u2019infinito come processi culturali e museali, tra conservazione e rigenerazione. Il museo diventa spazio di consapevolezza, con il visitatore al centro. Presentato il progetto del Museo della Morte come frontiera condivisa.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-10954","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-copertina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10954","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10954"}],"version-history":[{"count":30,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11584,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10954\/revisions\/11584"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}