{"id":11632,"date":"2026-01-12T17:23:12","date_gmt":"2026-01-12T16:23:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/?p=11632"},"modified":"2026-01-14T12:54:40","modified_gmt":"2026-01-14T11:54:40","slug":"sensualita-museale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/2026\/01\/12\/sensualita-museale\/","title":{"rendered":"Sensualit\u00e0 museale"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"background-image:url(&apos;https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01-BN.jpg&apos;);background-position:71% 13%;background-size:cover;\" class=\"wp-block-group has-background\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-116b8a19 wp-block-group-is-layout-flex\" style=\"border-radius:0px;min-height:95px;margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30);padding-top:0;padding-right:0;padding-bottom:0;padding-left:0\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#990000\">La copertina<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-cover\" style=\"margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30);padding-top:0;padding-bottom:0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"810\" height=\"1440\" class=\"wp-block-cover__image-background wp-image-11681 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01.jpg\" style=\"object-position:89% 19%\" data-object-fit=\"cover\" data-object-position=\"89% 19%\" srcset=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01.jpg 810w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01-768x1365.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px\" \/><span aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-cover__background has-background-dim-0 has-background-dim\" style=\"background-color:#63584a\"><\/span><div class=\"wp-block-cover__inner-container is-layout-constrained wp-block-cover-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-2 wp-block-paragraph\" style=\"font-size:28px\"><strong>SENSUALIT\u00c0<br>MUSEALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Gian Stefano Mandrino<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-3 wp-block-paragraph\" style=\"font-size:18px\"><em>Una riflessione sull&#8217;importanza dell&#8217;atto cognitivo, una attivit\u00e0, forse l&#8217;unica, in grado di trascendere la condizione umana, per traghettarla verso altre dimensioni. Un aspetto, l&#8217;atto cognitivo, molto pi\u00f9 importante e serio di quanto comunemente si possa ritenere.<\/em><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-theme-palette-9-color has-text-color has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph\"><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-background\" style=\"background-color:#f9f9f7;background-image:url(&apos;https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/INMNET2601121530MAN-01-BN-SFONDO.jpg&apos;);background-size:cover;\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-drop-cap has-text-color has-link-color wp-elements-5 wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:16px\">&#8220;Cosa accade durante una visita ad un museo?&#8221; Avevo iniziato cos\u00ec la scorsa copertina (rintracciabile negli archivi del sito ed ancora in vendita nelle migliori edicole di Londra &#8211; non \u00e8 vera la storia delle edicole, ma l&#8217;informazione sugli archivi s\u00ec n.d.r.). Avevo poi continuato la citata copertina con &#8220;Se non servissero ad altro, i musei avrebbero tra le loro peculiarit\u00e0, la capacit\u00e0 di catalizzare l&#8217;insorgere di nuovi piani di proiezione, che, se alimentati da informazioni, ragionamenti, stati d&#8217;animo ed interazioni con varie espressioni energetiche (per esempio si pensi al lavoro di uno studioso), costituiscono le soglie di vere e proprie dimensioni. Quello che in arte si identifica come pathos, si va ad &#8220;epifanizzare&#8221; in forme e modalit\u00e0 sempre pi\u00f9 coinvolgenti sino ad interessare abitudini, stili di vita, professioni, ricerche e confessioni esistenziali&#8221;.<br><br>Mi si passi ora, con il retrogusto di panettoni e di lenticchie ancora vivo sulle papille, una seria riflessione teologica, di cui al termine di questo editoriale vi dar\u00f2 conto.<br>Il periodo del Natale (per chi frequenta le chiese come teatri da quando il sacerdote smette la casula verde a quando se la rimette, tanto per grossolanamente intenderci) va, liturgicamente parlando per il culto cattolico, dal giorno di Natale al Battesimo di Ges\u00f9. \u00c8 un periodo caratterizzato da tutta una serie di epifanie del divino e, soprattutto, \u00e8 tutto un susseguirsi di espressioni di &#8220;incarnazione&#8221; nella nostra specie e nella nostra immanenza di una Entit\u00e0, che, per credenti e non, appartiene ad un&#8217;altra dimensione esistenziale, anzi la definisce. Ges\u00f9 nasce, rivestendosi di carne, viene visitato da varie categorie sociali, si presenta trentenne davanti a suo cugino, Giovanni il Battista, per farsi battezzare secondo il rito di quest&#8217;ultimo, una variante di alcuni riti di battesimo gi\u00e0 presenti nella Palestina di allora, pi\u00f9 simile ad una rinascita, ad un cambiamento di dimensione, che ad un rito purificatore. Dobbiamo ricordare che prima del XX secolo non sono passate alla storia vittorie navali della marina israeliana e neppure epiche gesta di marineria: quel popolo considerava il mare, e tutto ci\u00f2 che era presenza acquosa in quantit\u00e0, come la morte, un poco come mia nonna paterna, che ogni qualvolta vedeva il mare, da brava figlia delle colline alessandrine, sentenziava un maccaronico: &#8220;Mare, vidit et fugit!&#8221;.<br><br>Restiamo alla seriet\u00e0 del riferimento teologico. Cosa significa &#8220;incarnarsi&#8221;?<br>Per un non umano significa esprimere la propria essenza in un una dimensione al carbonio, di carne, appunto. Il Santo Bimbo nella grotta, secondo la tradizione, descrive bene questo cambiamento di dimensione. Il Ges\u00f9 adulto, per\u00f2, cosa vuol esprimere con il suo battesimo, che pretende da Giovanni, malgrado questo sia consapevole della disparit\u00e0 di posizione tra i due? L&#8217;accaduto ci racconta che il suo processo di incarnazione non si limita ad un corpo, ma desidera espandersi in ogni aspetto dell&#8217;esperienza umana, per uscirne, dopo qualche anno, con la morte e dalla morte, ritornando, cos\u00ec, alla sua dimensione (divina per chi come me lo crede) originaria. Nel mezzo, secondo i dettami della Chiesa Cattolica, una incessante serie di attraversamenti di dimensioni: dai cambiamenti dell&#8217;immanenza del quotidiano (i segni o miracoli) a quelli (pi\u00f9 importanti) della prospettiva sociale, culturale, psicologica ed antropologica.<br><br>La questione del cristianesimo diventa, pertanto, cos\u00ec riassumibile: se volete capire qualcosa, cara specie homo sapiens geolocalizzata e culturalmente definita nella Palestina dell&#8217;Impero Romano, e fare luce su chi siate, su cosa sia la vostra vita cos\u00ec dolorosa ed inutile, dovete essere disposti a cambiare le dimensioni che caratterizzano il vostro immanente fisico, cognitivo e relazionale. Pilato, lo sventurato prefetto del momento in Palestina, che, come qualcuno si ricorder\u00e0, dovette giudicare Ges\u00f9, a tal proposito fece la domanda pi\u00f9 intelligente dell&#8217;intero dramma dell&#8217;incarnazione: &#8220;Cosa \u00e8 la verit\u00e0&#8221; (Giovanni 18,38), ovvero, cosa \u00e8 e quale scopo ha questa nostra dimensione? Personalmente a me suona un po&#8217; come se un generale U.S.A. avesse un rigurgito critico sul concetto di democrazia, riferendosi alla modalit\u00e0 di esportazione della stessa, moto di profonda lucidit\u00e0 prontamente rientrato nei ranghi, che non interagir\u00e0 pi\u00f9 con l&#8217;ufficio del funzionario romano.<br><br>Torniamo ora ai musei.<br>\u00c8 da poco trascorso, appunto, il periodo di Natale. Ci portiamo addosso il sapore delle colazioni lente, per i pi\u00f9 fortunati delle stanze d\u2019albergo, dei gesti familiari, che si ripetono come piccoli riti. Torniamo, forse, nei musei con un corpo, che non \u00e8 mai neutro. Siamo ancora impregnati di sensazioni, di odori, di memorie recenti. Appena ne varchiamo la soglia, qualcosa si altera: il nostro piano quotidiano, quello che nella copertina precedente ho descritto come superficie di ricordi re\u2011immaginati, viene attraversato da altri piani, altre possibilit\u00e0, altre dimensioni.<br><br>\u00c8 in questo stato di sospensione che mi torna una domanda semplice e vertiginosa: perch\u00e9 entriamo in un museo. Cosa sta cambiando in noi in virt\u00f9 di tutta questa offerta culturale, che anno dopo anno diventa pi\u00f9 &#8220;glamour&#8221;, luccicante come i cartelloni di un musical americano, sostenuta da cifre sempre pi\u00f9 crescenti e sbandierate, che segnalano record di accessi con fervida partecipazione agonistica. Stiamo diventando pi\u00f9 colti, o meno colti, ovvero, pi\u00f9 consapevoli o meno consapevoli circa le ragione della nostra esistenza? Oltre ai &#8220;come&#8221;, stiamo risolvendo qualche &#8220;perch\u00e9&#8221;, oppure ci \u00e8 sufficiente una vita non troppo dissimile a quella di una ameba, solo un poco pi\u00f9 &#8220;agitosa&#8221; (con tutto il rispetto per tali creature, che magari sono al corrente del &#8220;tutto&#8221; e ci devono pure sopportare, quale ultima specie ad essere all&#8217;oscuro di quel &#8220;tutto&#8221;?).<br><br>Eppure, nei musei, qualcosa resiste. Qualcosa ci chiama. Qualcosa ci ricorda che siamo ancora unit\u00e0 psicosomatiche multiversali, come scrivevo nella copertina precedente: nodi di risonanza tra piani, possibilit\u00e0, memorie e futuri.<br><br>Forse la cultura non \u00e8 mai stata un insieme di nozioni, ma una soglia. Una porta verso altre modalit\u00e0 di essere. Un esercizio di incarnazione. La domanda iniziale, forse, trova una risposta diversa: diventiamo pi\u00f9 colti ogni volta che ci lasciamo attraversare. Diventiamo meno colti ogni volta che restiamo impermeabili. Pensate a quel &#8220;Cosa \u00e8 la verit\u00e0&#8221;, al penoso dialogo tra Pilato e Ges\u00f9, tanto per rimanere alla chiosa iniziale. Dopo il quesito sopra citato (banale forse, ma eloquente per un rozzo militare, che a Roma aveva appena perso la protezione politica e doveva barcamenarsi in un mondo &#8220;romanamente\/USA pacificato&#8221; tra rivoluzionari ebrei e scaltrissime caste sacerdotali dell&#8217;Israele di allora e di oggi) il burocrate scioglie, come le lacrime nella pioggia come il pi\u00f9 famoso replicante della storia della letteratura fantascientifica, intelligenza e dignit\u00e0 esistenziale nella crudele ragione di stato e della convenienza personale.<br><br>La cultura non \u00e8 un possesso: \u00e8 una metamorfosi. Ogni museo, ogni opera, ogni gesto di attenzione \u00e8 un invito a morire un po\u2019, per rinascere pi\u00f9 vasti, pi\u00f9 sensibili, pi\u00f9 consapevoli.<br><br>Forse essere colti significa semplicemente questo: accettare di non essere pi\u00f9 gli stessi dopo aver percepito, ma accettarlo sul serio, intendiamoci.<br><br>C\u2019\u00e8 una febbre che attraversa i musei contemporanei: la corsa alla multimedialit\u00e0. Schermi, proiezioni immersive, audio avvolgenti. Una proliferazione di tecnologie, che promettono esperienze \u201ctotali\u201d, ma che, troppo spesso, restano confinate dentro la stessa gabbia sensoriale: vista e udito. \u00c8 una multimedialit\u00e0 che espande l\u2019occhio, amplifica l\u2019orecchio, ma lascia intatto il resto del corpo. Eppure il museo, per sua natura, non \u00e8 un cinema n\u00e9 un planetario. Il museo \u00e8 un ambiente sensoriale, un ecosistema percettivo che pu\u00f2 e deve coinvolgere l\u2019intera unit\u00e0 psicosomatica del visitatore.<br><br>La sensorialit\u00e0 museale non \u00e8 un effetto speciale: \u00e8 una grammatica. \u00c8 il modo in cui lo spazio, la luce, le superfici, le temperature, i silenzi, gli odori, le posture ed i ritmi del percorso costruiscono un\u2019esperienza incarnata. \u00c8 ci\u00f2 che permette al visitatore di non essere pi\u00f9 solo osservatore, ma corpo che sente, presenza che si trasforma. <br><br>Oggi pi\u00f9 che mai, mentre i musei rincorrono l\u2019ennesimo schermo, diventa urgente ricordare che la percezione e l&#8217;attivit\u00e0 cognitiva non sono un atto bidimensionale. La percezione \u00e8 un campo complesso, un intreccio di sensi che dialogano, si sovrappongono, si contraddicono, si amplificano. Un museo che parla solo a due sensi \u00e8 un museo che rinuncia alla sua potenza pi\u00f9 profonda: quella di attivare il visitatore come essere multisensoriale, come nodo di risonanza tra mondi, memorie, emozioni e possibilit\u00e0.<br><br> <br><br><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"750\" src=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/BOX-500.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11679\" srcset=\"https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/BOX-500.jpg 500w, https:\/\/www.networkmuseum.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/BOX-500-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fonte: Archivio Network Museum<br>propriet\u00e0 intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-6 wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:16px\">La sensorialit\u00e0 museale \u00e8 anche un atto politico. Significa costruire spazi pi\u00f9 inclusivi per chi percepisce il mondo in modi diversi: neurodivergenze, ipersensibilit\u00e0, ipo-sensorialit\u00e0, difficolt\u00e0 cognitive. Significa riconoscere che non tutti leggono allo stesso modo, ascoltano allo stesso modo, camminano allo stesso modo. Un museo che si adatta ai corpi, invece di chiedere ai corpi di adattarsi, \u00e8 un museo pi\u00f9 giusto.<br><br>Bisogna restituire al museo la sua natura originaria: luogo di attraversamento, di risonanza, di trasformazione, di epifanie. Luogo in cui il visitatore non \u201cguarda\u201d soltanto, ma si lascia toccare, si lascia modificare, si lascia sorprendere da quella sottile epifania, che nasce quando il percepito ed il percipiente si incontrano e si trasformano a vicenda.<br><br>La sensorialit\u00e0 museale \u00e8 la soglia attraverso cui il museo torna ad essere ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato: un laboratorio di consapevolezza, un paesaggio percettivo, una porta verso altre modalit\u00e0 di essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-7 wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:16px\">Forse, proprio l\u00ec, in quella vibrazione sottile tra ci\u00f2 che vediamo e ci\u00f2 che sentiamo, tra ci\u00f2 che ricordiamo e ci\u00f2 che ci attraversa, si nasconde la vera promessa del museo contemporaneo: non solo mostrarci il mondo, ma farci percepire che possiamo ancora trasformarlo, perch\u00e9 accettiamo il testimone della staffetta esistenziale, perch\u00e9 sintonizzati con quel comandamento ultra umano, che ci chiede di muoverci, di andare, di alzarci e camminare, di credere che siamo fatti per &#8220;altro&#8221; da scoprire, non da inventare come soddisfacimento di una sensorialit\u00e0 passiva e statica, &#8220;a-cognitiva&#8221;, che rigetta ogni espressione diversa dalla zona di soddisfacimento di istinti primari individuali e collettivi. <br><br>Tuttavia, c\u2019\u00e8 un piano ancora pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 radicale: la sensualit\u00e0, che, come credente, non riesco proprio a non considerare come una delle pi\u00f9 straordinarie caratteristiche del mio Dio.<br><br>La sensualit\u00e0 non \u00e8 erotismo: \u00e8 relazione viva tra corpi e, per me, tra dimensioni. \u00c8 ci\u00f2 che accade quando una entit\u00e0 intelligente ti rivela, rivelandosi, un\u2019opera ti chiama, quando una sala ti invita, quando una luce ti sfiora. \u00c8 la differenza tra osservare ed essere osservati. Tra camminare ed essere guidati. Tra percepire e desiderare.<br><br>La sensualit\u00e0 museale \u00e8 fatta di prossimit\u00e0, di distanze calibrate, di curve del percorso, di ombre che accolgono, di superfici che suggeriscono, di pause che respirano. \u00c8 un museo che non impone, ma seduce nel senso pi\u00f9 alto: ti attira verso la conoscenza, non te la consegna.<br><br>E allora sensorialit\u00e0 e sensualit\u00e0 diventano due facce della stessa medaglia, dello stesso limite. La prima attiva il corpo, la seconda lo orienta. La prima apre la percezione, la seconda apre il desiderio. La prima ti fa sentire, la seconda ti fa avvicinare.<br><br>In un tempo in cui la cultura rischia di diventare un consumo veloce, uno scorrimento, un accumulo di informazioni, il museo pu\u00f2 tornare ad essere ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato: un luogo di trasformazione incarnata. Un laboratorio di consapevolezza, un paesaggio percettivo, in cui il visitatore non \u201cimpara\u201d, ma si lascia cambiare.<br><br>Forse la vera domanda non \u00e8 se stiamo diventando pi\u00f9 colti. Forse la domanda \u00e8 siamo ancora capaci di lasciarci toccare. Perch\u00e9 la cultura non \u00e8 ci\u00f2 che sappiamo, ma ci\u00f2 che ci attraversa. Non \u00e8 ci\u00f2 che guardiamo, ma ci\u00f2 che ci modifica. Non \u00e8 ci\u00f2 che comprendiamo, ma ci\u00f2 che ci fa desiderare di comprendere ancora.<br><br>Allora s\u00ec: la sensorialit\u00e0 e la sensualit\u00e0 museale non sono un vezzo, ma una necessit\u00e0. Sono il modo in cui il museo torna a parlare al corpo intero. Sono la promessa che, entrando in una sala, possiamo ancora rinascere un po\u2019.<br><br>Allora cosa \u00e8 la verit\u00e0 se non la possibilit\u00e0 di cogliere la nostra consapevolezza al termine della nostra personale evoluzione esistenziale?<br><br>Torniamo ora alla chiosa teologica. Ogni credo \u00e8, innanzi tutto, una proposta di esperienza cognitiva, che non separa gli ambiti di reattivit\u00e0 dell&#8217;unit\u00e0 psicosomatica, ma li coinvolge, li integra, li permea, li trasforma e li fa evolvere. Ogni atto divino, qualsiasi sia la tradizione, attua tale paradigma didattico, tale strategia di connessione. Non \u00e8 una trattazione frontale ed accademica, ma \u00e8 esperienza, esistenza integrata in altra vita, per rendere la stessa pi\u00f9 vitale, compiuta. <br><br>Non si tratta di eleggere la cultura a fede, ma di comprendere come aspetti sorprendentemente determinanti la ricerca del senso dell&#8217;esistenza attuino le loro rivelazioni in modo cos\u00ec diverso e superiore, senza l&#8217;utilizzo di effetti mirabolanti, rispetto a ci\u00f2 che la nostra specie \u00e8 riuscita a realizzare sino ad ora. L&#8217;atto cognitivo, pertanto, assume una valenza superiore a qualsiasi altra attivit\u00e0 umana: dall&#8217;ordine dell&#8217;angelo Gabriele (Jibr\u012bl), che appare a Maometto ordinandogli di &#8220;leggere&#8221; o &#8220;recitare&#8221;, al quesito di Mos\u00e8 circa il roveto, tutto ci spinge ad una comprensione che coinvolge, che ci permea, che ci rivela e ci fa consapevoli che saremo, perch\u00e9 ci far\u00e0 essere.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u00a9 Copyright Infogestione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-8 wp-block-paragraph\"><strong>Coordinates of this page, sources, links, and further insights.<\/strong><br><strong>Coordinate di&nbsp;questa&nbsp;pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.<\/strong><br><br><em>Title\/Titolo:<\/em> Museum sensuality\/Sensualit\u00e0 museale<br><em>Section\/<em>Sezione<\/em>:<\/em> The cover\/La copertina<br><em>Author<\/em>\/<em>Autore:&nbsp;<\/em>Gian Stefano Mandrino<br><em>Guest<\/em>\/<em>Ospite:<\/em> &#8211;<br><br><em>Code<\/em>\/<em>Codice: <\/em>INMNET2601121530MAN.A1<br><em>Last update<\/em>\/<em>Ultimo aggiornamento:<\/em> 13\/01\/2026<br><em>Online publication: 7th season, 13 January 2026<\/em>\/<em>Pubblicazione in rete:&nbsp;<\/em>7\u00b0 stagione, 13\/01\/2026 <br><br><em>Intellectual property<\/em>\/<em>Propriet\u00e0 intellettuale:<\/em> INFOGESTIONE s.a.s<br><em>Content source<\/em>\/<em>Fonte contenuti:&nbsp;<\/em>INFOGESTIONE &#8211; Network Museum <br><em>Image source<\/em>\/<em>Fonte immagini:<\/em> as indicated by the captions placed beneath the images\/come segnalato dalle didascalie poste in calce alle immagini<br><em>Video and multimedia content source<\/em>\/<em>Fonte video e contenuti multimediali:<\/em> &#8211;<br><br><em>Links for further insights related to the topic<\/em>\/<em>Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema:<\/em> &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sull&#8217;importanza dell&#8217;atto cognitivo, una attivit\u00e0, forse l&#8217;unica, in grado di trascendere la condizione umana, per traghettarla verso altre dimensioni. 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