Filosofia pop


A cura della redazione di Network Museum

È impressionante vedere quante persone “popolino” un museo. Vi sono i direttori, i curatori, gli addetti alla biglietteria, alla didattica, agli eventi, i conservatori, i curatori e varie tipologie di specialisti. Vi sono gli assistenti di sala, chi apre e chi chiude, chi tiene ordinati i servizi igienici e chi ci prepara caffè, panini ed eleganti buffet, e l’elenco potrebbe ancora essere lungo. In tutti questi anni abbiamo imparato che i musei sono, innanzi tutto, le persone che vi si trovano, a qualunque titolo: chi vi lavora, chi li visita, chi li frequenta perché è il “so mesté” (direbbe Enzo Jannacci). Senza tutta questa umanità sarebbe difficile distinguere un museo da un deposito.
Abbiamo, perciò, deciso di dedicare questa nuova sezione del nostro sito a quelle persone, che, anche senza istituzionale biglietto da visita, contribuiscono in modo determinante alla ragione d’essere di un museo.
La prima ospite è Maria Cristina Strati e la sua Filosofia pop.


Maria Cristina Strati

Maria Cristina Strati
Maria Cristina Strati è di Torino. È studiosa indipendente di filosofia, critica d’arte e scrittrice. Ha lavorato in Italia ed all’estero come critica e curatrice di arte contemporanea ed è autrice di saggi di arte, filosofia e fotografia, nonché di racconti e romanzi. Organizza talk, lezioni e workshop sui temi di arte contemporanea, filosofia, design e fotografia. Negli anni, ha collaborato con varie testate di ambito artistico, oggi scrive per Collezione da Tiffany (Firenze) e gestisce il blog Filosofia pop!

Entro il 2019 è in programma la pubblicazione di un suo saggio su filosofia e fotografia.

Il logo di Filosofia pop

Filosofia pop
Filosofia pop è il titolo del blog di Maria Cristina Strati e, più in generale, il nome sotto il quale conduce una serie di progetti in ambito artistico, filosofico e del design. Il termine deriva da ciò che Deleuze intendeva per Pop-sophie: una filosofia trasversale, che sapesse fare i conti con la quotidianità, senza restare chiusa nelle Accademie. Questo per Maria Cristina Strati è molto importante: portare la cultura, l’arte e la filosofia a misurarsi con il mondo quotidiano, con un pizzico di ironia, ma senza tradire i propri contenuti profondi. È questa la sua mission.
Sulla filosofia pop hanno lavorato molti studiosi e filosofi. Per Maria Cristina Strati è un modo per intendere la filosofia. La introdroduce vivacemente in ciò che fa, quando scrive di arte contemporanea o di narrativa, nelle scelte artistiche e culturali, quando si occupa di design e soprattutto nei progetti di corsi, talk, lezioni e workshop, a cui ultimamente si sta dedicando parecchio.
Le piace mettere insieme arte e filosofia. Magicamente, due discipline considerate dalla maggior parte delle persone piuttosto elitarie e respingenti diventano più comprensibili e comunicabili. Sempre senza dimenticare l’ironia, però.

http://mariacristinastrati.blogspot.it


Network Museum – Chi è Maria Cristina Strati?

Maria Cristina Strati – Sono una studiosa indipendente di filosofia e di arte contemporanea. Per anni ho lavorato come critico e curatore di arte contemporanea, occupandomi soprattutto di talent scouting, ma non solo. Oggi, oltre a questo, scrivo anche di narrativa, ho alcune collaborazioni e gestisco un blog che si chiama Filosofia pop, come il mio progetto più in generale.

Network Museum – Cos’è la cultura per Maria Cristina Strati?

Maria Cristina Strati La domanda è solo apparentemente semplice. Cultura è un termine con tanti significati. A pensarci, esiste una cultura di qualsiasi cosa: una cultura della moda, una cultura politica, sportiva, persino televisiva e così via. Per cultura intendiamo, in generale, un insieme di nozioni che riguardano una certa disciplina o un ambito del sapere o della vita, o dell’esperienza, nozioni che comprendono cose come la sua storia e il suo know how. Lo so, non è quello che intendevate quando mi avete posto la domanda, ma questa premessa mi è utile per rispondere. Quando pensiamo alla cultura per se stessa, senza abbinare il termine ad un’altra disciplina, pensiamo invece a manifestazioni dell’animo umano come la letteratura, l’arte, il cinema, il teatro eccetera. La cultura in questo caso, quando vale di per sé, come termine, indica quindi il modo in cui l’umanità si esprime, si autorappresenta e lascia testimonianza di sé ai posteri. La cultura inoltre unisce in un solo concetto il costume al sapere, ricoprendo un arco molto vasto di cose tutte… molto umane. Alla cultura, poi, molti dedicano il tempo cosiddetto libero. Quasi che le cose veramente importanti fossero sempre altre, e venissero prima. Il poeta tedesco Hölderlin diceva però che «ciò che resta lo istituiscono i poeti». In questo senso, possiamo dire che la cultura è ciò che resta quando tutto il resto è finito, si è concluso. Proviamo a pensare che cosa ci è rimasto delle civiltà del passato: manufatti, reperti, libri e testimonianze. Arte e cultura. Perciò, mentre tutte le cose che per noi sono serie e indispensabili, prima o poi svaniscono, ecco che la cultura rimane, a testimonianza di una storia, di un’epoca, di un mondo. Ecco che cosa è per me la cultura: la cosa più umana che possiamo fare, la più importante, e l’unica che possa ambire a rimanere.

Network Museum – Cos’è un museo ed a cosa serve?

Maria Cristina Strati Su questo potremmo parlare per ore! Il museo oggi è un luogo dove l’arte e la storia (tutte e due, oppure una o l’altra) sono rese fruibili per il numero più ampio di persone possibile. È auspicabile che il museo sia un luogo di incontro, di scambio e di crescita e non solo una specie di cimitero, come diceva già Nietzsche, dove troviamo l’arte isolata dal mondo e dal suo ambiente vitale, come in provetta. Oggi un museo è molte cose e gran parte della sua identità è in divenire. Sono d’accordo sul fatto che l’identità dei musei vada ripensata e reinventata. Non mi piace però quando si esagera e ci si organizzano i corsi di zumba, in mezzo alle opere d’arte, per dire. Far andare la gente al museo non significa soltanto far loro varcare la porta del museo, ma far loro capire perché quello che è esposto lì dentro è interessante e vitale per loro. Secondo me dobbiamo far capire alla gente che la cultura è interessante da sola, senza scappatoie di alcun tipo.

Network Museum – Cos’è Filosofia pop?

Maria Cristina Strati Filosofia pop è un progetto di ampio respiro, che si occupa di filosofia, di arte e di design. Il nome non si ispira alla pop art, come potrebbe sembrare, ma alla definizione di Deleuze di Pop-sophie, nel senso di una filosofia trasversale, che entra nel mondo e si sporca le mani, facendo i conti con l’attualità. Filosofia pop si ispira quindi a Deleuze e aspira a fare tante cose. È un blog, sono delle lezioni, è un modo di mettere la filosofia al servizio della vita e della cultura. Con le mie lezioni e i miei interventi, scritti e non, non intendo tanto rendere tutti quelli con cui ho a che fare dei filosofi (impresa vana e forse anche inutile!), ma vedere insieme che cosa la filosofia può fare per loro. Insomma, mi piace mettere il mio sapere in ambito filosofico al servizio delle altre discipline, culturali e non.

Network Museum – Come può contribuire la Filosofia pop alla funzione museale?

Maria Cristina Strati Lavoro a progetti di corsi e lezioni proprio in questa prospettiva. Credo che l’esigenza di rendere la filosofia non solo fruibile, ma d’aiuto alle altre persone e alla comprensione delle opere d’arte, sia perfettamente in linea con la ricerca recente in ambito museale.

Network Museum – Si legge nel suo blog “cerco sempre di impegnarmi in progetti che mettano al centro la bellezza e la cultura, perché… ci credo”: che relazione coglie tra bellezza e cultura?

Maria Cristina Strati – Per me sono sinonimi, non c’è l’una senza l’altra.

Network Museum – Molti musei stanno da anni facendo ricorso alla tecnologia: come considera questa tendenza?

Maria Cristina Strati – Semplicemente indispensabile.

Network Museum – Filosofia pop, musei ed inclusione delle persone con limitazioni e diversità sensoriali: quale è il suo pensiero?

Maria Cristina Strati Tema importantissimo e urgente. Il museo deve essere inclusivo al massimo o perde la sua ragion d’essere.

Network Museum – Come vede il futuro dei musei, della didattica e della propagazione della conoscenza?

Maria Cristina Strati – È un campo in sviluppo e su cui occorre lavorare molto. Tutto il mio progetto, come dicevo prima, va nella direzione di un lavoro profondo sulla didattica e la propagazione della conoscenza (e anche della coscienza, perché no).

Network Museum – Ora la domanda collegata al tema dell’anno: cosa e come comunicano i musei?

Maria Cristina Strati – Dire che la comunicazione è fondamentale è persino ridondante, oggi. Bisogna lavorare sul fatto che la cultura è interessante, che è una parte essenziale della nostra esistenza e del nostro vivere comune. La comunicazione riguarda il come queste cose possono e devono essere trasmesse. Personalmente credo che dovremmo usare meglio e di più l’ironia. Mi piace mescolare la cultura alta e quella bassa, come si diceva una volta, per una comunicazione più sincera ed efficace. Pensiamoci. Non siamo schizofrenici, chi legge e stima Szeemann può anche passare le serate a guardare Sanremo in tv o Star Trek su Netflix, non c’è nulla di male o di strano, anzi. Siamo sempre noi, tanto vale ammetterlo e riderci su, anzi, usare queste cose per comunicare meglio. Oggi molti lavorano in questa direzione con successo. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, per esempio, ha una comunicazione perfetta.

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Titolo: “Filosofia pop”
Sezione: “L’Ospite”
Autore: Network Museum
Ospite: Maria Cristina Strati
Codice: INET1904151100MAN/A2
Ultimo aggiornamento: 15/04/2019
Pubblicazione in rete: 3° edizione, 15/04/2019

Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: –
Fonte immagini: cortesia Maria Cristina Strati
Fonte video e contenuti multimediali:

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