Più Cultura Accessibile


A cura della redazione di Network Museum



Ricercare come possa essere interpretata la fruizione del patrimonio culturale da parte delle persone con limitazioni o diversità sensoriali è la finalità di questa sezione. Purtroppo occorre ancora interessarsi ad aspetti carenti e fondamentali come accessibilità ed inclusione, che, pur con molta lentezza e grazie a soggetti sempre più numerosi e tenaci, progrediscono anche nel nostro Paese.
Proseguiamo, proprio all’insegna dell’inclusione, il nostro percorso, accompagnati, questa volta, da Daniela Trunfio, presidente dell’associazione ETS “+ Cultura Accessibile”, che abbiamo conosciuto durante una giornata di studi sull’argomento, promossa a Torino dalla stessa associazione, lo scorso autunno.


Daniela Trunfio

Daniela Trunfio
Laureata in Lettere Moderne – Storia del Teatro, ha contribuito alla nascita della Fondazione Italiana per la Fotografia e al suo interno è stata responsabile della programmazione museale. Ha maturato una consolidata esperienza nell’organizzazione di eventi culturali in tutti i suoi aspetti: programmazione, relazioni con istituzioni, musei, artisti, e comunicazione stampa. Dal 2013 ha iniziato ad occuparsi di cultura accessibile grazie all’impegno della Fondazione Carlo Molo onlus, per la quale, da una decina di anni, ricopre il ruolo di coordinatore eventi e ufficio stampa. È presidente dell’Associazione + Cultura Accessibile con il ruolo fattivo di direzione e sviluppo dei progetti. Nel corso di questi anni si sono rafforzati i rapporti con le istituzioni pubbliche e private, che sostengono la cultura e con gli enti museali e culturali più influenti sul territorio nazionale. L’Associazione lavora dal 2016 in partnership con Cinemanchìo per portare avanti politiche di accessibilità nel mondo del cinema.


Network Museum – Chi è Daniela Trunfio?

Daniela Trunfio – Sono nata a Milano nel 1954 e laureata in Storia del Teatro all’Università di Torino. Mi sono sempre occupata di organizzazione culturale in diversi ambiti: teatro, editoria, arte e fotografia. A questo riguardo sono stata tra i fondatori della Fondazione Italiana per la Fotografia attiva a Torino dal 1993 al 2006. All’interno dell’istituzione ero la responsabile del Dipartimento Mostre.
Dal 2010 mi occupo di Relazioni Esterne e Ufficio Stampa per la Fondazione Carlo Molo onlus che è impegnata nella ricerca neuroscientifica con attività rivolte alla riabilitazione. Con l’iniziativa “Con l’arte si può” iniziata nel 2011 utilizziamo percori artistici per favorire l’inclusione per le persone afasiche che colpite da ictus o emorragia cerebrale hanno perso la capacità in toto o in parte di comunicare. Dal 2016 sono presidente dell’Associazione + Cultura Accessibile

Network Museum – Cos’è “+ Cultura Accessibile”?

Daniela Trunfio – È un ente no profit del terzo settore nata nel 2016 su ispirazione di Valentina Borsella responsabile dei progetti culturali della Fondazione Carlo Molo onlus. L’associazione è nata con lo scopo di promuovere e realizzare, con il contributo di altri enti e istituzioni e insieme alle associazioni di riferimento, la resa accessibile alle produzioni culturali (cinema, teatro , arte, musica, collezioni museali , mostre temporanee, luoghi di interesse culturale) . Lo scopo è proporre “modelli” di resa accessibile per le diverse discipline artistiche e l’integrazione di questi nella produzione culturale. Altri scopi non meno importanti è che queste buone pratiche diventino NORME legislative e poi attività di sensibilizzazione, e formazione.
Il riferimento evidente è la
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, promulgata dall’ONU nel 2006, e ratificata dall’Italia nel 2009, “riconosce il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di eguaglianza con gli altri alla vita culturale e invita a prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità godano dell’accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili”.

Network Museum – Cos’è la cultura per Daniela Trunfio?

Daniela Trunfio – La cultura così come l’etica permea la vita di tutti noi. La cultura è la spinta alla conoscenza che distingue il nostro mondo da quello animale. Non amo accostare il termine cultura al termine “élite”.
La cultura segna il modo di relazionarsi con l’altro, il sentimento di rispetto, il rifiuto di ogni sopruso. A mio parere la cultura va intesa in senso più ampio che spazia dalla conoscenza scientifica e umanistica, alle azioni che evidenziano i valori che più ci distinguono. In questo senso associo il termine cultura al termine “educazione” come attuazione di comportamenti socialmente utili e consapevoli.

Network Museum – Cos’è un museo ed a cosa serve?

Daniela Trunfio – Accolgo la definizione di “Museo” data da ICOM. “Un museo è un’istituzione permanente senza fini di lucro al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica e mostra il patrimonio tangibile e intangibile dell’umanità e del suo ambiente ai fini dell’educazione, studio e divertimento”. Le parole chiave sono quindi il museo è un servizio tra le sue funzioni quella di comunicare, tra i suoi scopi: studio, educazione, divertimento.
Il museo deve essere una struttura
aperta ma non un contenitore; nel senso che deve conservare e sviluppare le sue origini, attivare strategie di comunicazione mirate a facilitare la fruizione, avere attenzione massima nei confronti delle diverse tipologie di pubblico, non solo nell’accoglienza e nei servizi educativi, ma soprattutto nella progettazione interna. Il Museo deve mettere al centro le persone.

Network Museum – Cos’è l’accessibilità e cos’è l’inclusione?

Daniela Trunfio – Se siamo consapevoli che il tasso di invecchiamento aumenta e quello di natalità è ai minimi storici, se abbiamo avuto riscontri acclarati che la cultura aiuta il benessere psicofisico delle persone, se pensiamo che migliorare la vita di un disabile sia migliorare la vita di tutti,
non si può che sposare l’approccio olistico all’accessibilità intesa come messa in campo di azioni rivolte ad abbattere le barriere architettoniche, sensoriali, cognitive-intellettive, ma anche economiche e culturali.
Quindi un’attenzione diffusa all’accessibilità favorisce anche l’inclusione di soggetti a basso tasso di scolarizzazione, di fasce deboli della popolazione come agli stranieri (siano essi turisti occasionali o immigrati recenti) e ai bambini con BES, DSA, spettro di Asperger.
Rendere la cultura accessibile significa avvicinare culture diverse dalla nostra e presenti sul territorio ad approcciare la nostra lingua e la nostra storia.
L’inclusione in questo caso è lo scopo primario dell’accessibilità. Inclusione è non lasciare nessuno “
indietro” è un concetto contemporaneo come non mai nella società globale per quale ognuno deve essere performante e vive di continua competitività. L’inclusione diventa quindi un dictat sociale nel perseguire tenacemente il rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità.

Network Museum – Perché è nata la “Giornata di studio”?

Daniela Trunfio – La Giornata di Studio “Nuove esperienze di tecnologia legata alla comunicazione museale” tenutasi il 14 ottobre di Torino Design 2018 segue quella organizzata nel 2017 “Informazione Cultura e Accessibilità. Informarsi per informare meglio” realizzata in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Torino e Piemonte.
Due appuntamenti che rientrano nelle attività istituzionali dell’associazione.
Se da una parte l’accessibilità va praticata attraverso la realizzazione e la messa a norma di pattern differenziati; dall’altra va comunicata ai media e ai professionisti di settore che devono purtroppo anche essere formati su questo fronte, e poi va valutato l’impatto e il rapporto tra tecnologia e fruizione facilitata.
Mi spiego meglio: la giornata nasce a seguito di un’iniziativa “Al Museo ci vengo Anch’io” mirata a verificare quali tecnologie sono in atto nei 13 musei più frequentati di Torino; tecnologie e ausili che facilitano la
fruizione in autonomia del museo, delle sue collezioni, e delle mostre temporanee.
Pur risultando scarsa l’applicazione di tecnologie ci siamo anche chiesti e questo è l’oggetto delle Giornata di Studio Internazionale quanto pesi ancora e dico fortunatamente la mediazione linguistica.

Network Museum – Alla “Giornata di studio” sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dalla sua Associazione: di cosa si tratta?

Daniela Trunfio – “Al Museo ci vengo anch’io. I musei di Torino per i disabili sensoriali e l’accessibilità in autonomia” cui ho fatto riferimento qui sopra, è un progetto che è stato sviluppato in collaborazione con ICOM Italia e con le Associazioni Fiadda, APRI, APIC, UICI, Istituto Sordi di Torino, Paideia, e ANPVI nel 2017. Il concetto di partenza rappresenta un caposaldo dell’accessibilità cioè quello che la resa accessibile sia integrata alla progettazione culturale.
In breve è stata elaborata da tutti i proponenti una scheda che per la prima volta censiva le tecnologie e in situ, nel museo. Sono stati selezionati i 13 musei più visitati della città. Le schede sono state compilate tutte in presenza con i responsabili di settore. La compilazione è stato anche un momento importante di scambio e di racconto delle problematiche legate appunto alla difficoltà pre-concepire l’accessibilità.
I risultati sono poi stati elaborati dall’Associazione Fitzcarraldo e dall’Osservatorio Cultura Piemonte. I dati non sono certo confortanti e indicano uno scarso interesse alla progettazione dell’accessibilità, e la non rilevante presenza di tecnologie fatta eccezione del Museo Nazionale del Cinema che è uno dei rari esempi di museo accessibile in Italia.

Network Museum – Cosa ha potuto trarre dall’esperienza della “Gioranta di studio”?

Daniela Trunfio – Due considerazioni: la prima che il confronto internazionale non regge e che l’Italia è ancora molto ma molto indietro rispetto alla cultura dell’accessibilità. Dato imprescindibile se non si cambia sensibilità sul tema e conseguentemente se non mutano le politiche culturali, non si andrà da nessuna parte; la seconda che se l’accessibilità viene integrata alla progettualità/produzione, ha un costo contenuto rispetto ai benefici, e il costo relativo viene inoltre assorbito dal carattere di permanenza che molti ausili possono avere.
E poi che in Italia è ancora scarsissima la rete, e che negli altri stati almeno Francia e Inghilterra presenti alla Giornata, hanno sviluppato app e tecnologie che sono facilmente acquisibili e adattabili con costi anche qui relativamente bassi.
È emersa anche l’urgenza di normare le buone pratiche e di darne evidenza farle conoscere per evitare che non si riparta sempre da zero o non si diano per innovative pratiche già in essere. Per questo in collaborazione con Abilitando, stiamo lavorando a una piattaforma internazionale dove andranno a confluire tecnologie già testate e buone pratiche. I dati verranno presentati a attraverso una scheda che prevede anche l’impatto sulla struttura e il costo indicativo.
Ci sembra uno strumento originale e molto utile per coloro che inizieranno e già si confrontano con la realizzazione pratica della resa accessibile. La piattaforma si chiamerà Abilitando Cultura e patirà tra qualche mese.

Network Museum – Torniamo ad accessibilità ed inclusione: a che punto siamo in Italia?

Daniela Trunfio Il 3 marzo, è stato il decennale della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata appunto il 3 marzo 2009 con la Legge 18/09. Non si è fatto molto per quanto riguardano i temi caldi: politiche sociali, non autosufficienza, “Dopo di Noi”, scuola, lavoro. Troppo spesso le leggi di riferimento sono rimaste sulla carta e l’austerity troppo spesso invocata dai governanti, ha punito lo sviluppo di politiche rivolte alla tutela dei diritti primari delle persone in difficoltà.
La stessa sorte è toccata anche al comparto cultura: molti protocolli, poche leggi in cui non si insiste abbastanza sull’obbligatorietà, alcune esperienze molto professionali ma troppo occasionali per poter dire che siamo un paese culturalmente accessibile. Per la prima volta la nuova Legge del Cinema a firma del Ministro Franceschini ha vincolato l’erogazione di contributi alla resa accessibile del prodotto audiovisivo, ma ad oggi manca un organo di controllo che verifichi l’attuazione, ne certifichi la validità e soprattutto che sorvegli e promuova la distribuzione della resa accessibile nelle sale. La RAI ha rinnovato dopo lunghi anni di latitanza il contratto aumentando la percentuale dei prodotti accessibili, ma la tecnologia è ancora faraginosa e lamenta a volta problemi di accesso e infine rimandando a un canale dedicato impedisce di fatto la possibilità di condividere la visione. La RAI ha fatto la prima sperimentazione sull’accessibilità della pubblicità.
Questi sono solo alcuni esempi per sottolineare quanto un po’ tutto il comparto cultura subisca uno stato quanto meno di non attenzione e di sicura mancanza di normativa completa ed efficiente.

Network Museum – …ed all’estero?

Daniela Trunfio Gli interventi della Giornata ci raccontano di situazioni ben diverse. L’accessibilità completa del Museo de La Villette a Parigi fin dalla sua nascita nel 1986!. L’integrazione del dipartimento di riferimento in tutte la fasi di progettazione e realizzazione dei nuovi allestimenti e delle mostre temporanee.
In Inghilterra la BBC è accessibile all’80% sul canale condiviso, toccando anche i programmi sportivi e la pubblicità. In Olanda è accessibile la quasi totalità dell’offerta cinemaotgrafica nazionale e internazionale. Il Globe Theatre di Londra tra i più famosi e antichi, propone in cartellone da molti anni repliche accessibili sponsorizzate da grandi aziende commerciali.
È stato infatti riscontrato che oltre a legare azioni sociali al consumo, tale azione pubblicitaria ha costi molto più bassi rispetto agli interventi canonici (TV Media ecc.), raggiunge un pubblico numericamente inferiore, ma sicuramente più attento al messaggio.

Network Museum – Quale futuro per l’accessibilità e per l’inclusione?

Daniela Trunfio A chiudere queste brevi ma incisive digressioni c’è un fil noir (negativo) che emerge e che riguarda non solo il rapporto tra accessibilità e progettualità, ma soprattutto quello che oggi si definisce il “sentiment” dell’accessibilità da parte di chi emana le leggi, produce, distribuisce, comunica cultura. Bisogna anche abbattere gli stereotipi che l’accessibilità porta con sé e che ricorrono come agenti frenanti: rapporto costo/benefico; scarso numero di utenti, troppo alti i costi di tecnologia e messa a regime, scarso ritorno numerico relativo alla fruizione.
Tutti questi stereotipi sono evidentemente falsi e ne è la prova ciò che succede nel resto del mondo.
Un’ultima considerazione interessa la voce
lavoro. La resa accessibile integrata necessita di nuove figure professionali che potrebbero ampliare le professionalità culturali, figure che ovviamente esistono e son ben posizionate in altri paesi. Ecco alcuni esempi: sottotitolatori e audiodescrittori per il cinema e il teatro, accessible filmmaker e accessible curator nei musei, redattori di testi facilitati e altre se ne aggiungerebbero ne siamo sicuri.

Network Museum – Ora la domanda collegata al tema dell’anno: cosa e come comunicano i musei?

Daniela Trunfio Intanto dobbiamo distinguere credo tra comunicazione interna al museo e comunicazione esterna.
Se pensiamo al primo punto e la poniamo in relazione con l’accessibilità, troppo spesso i testi in mostra sono troppo ridondanti e troppo specialistici, le audioguide seguono la redazione della cartellonistica e del catalogo, poco curata è la segnaletica di orientamento.
I video e i prodotti multimediali non sono sottotitolati né tradotti in LIS. Ci sarebbe bisogno di una revisione delle metodologie e delle tipologie della comunicazione interna. E legare questo comparto all’accessibilità ne favorirebbe uno sviluppo positivo che si ripercuoterebbe anche sull’audience empowerment (concetto che mi sembra sia rimasto anch’esso sulla carta).
Sappiamo che i musei sono in asfissia di risorse, e faticano a trovare un nuovo bacino di utenza.
Quest’ultimo tratto è legato sicuramente all’elevato tasso di analfabetismo funzionale (28%) dell’Italia preceduta, secondo recenti statistiche, solo dalla Turchia (48%). La comunicazione in sé e chi gestisce i suoi mezzi deve studiare molto attentamente questo fenomeno negativo. Quali strategie mettere in campo per abbassare questo indice. Si deve necessariamente passare dall’analisi del pubblico potenziale fruitore e ri-educarlo.
Anche la parte di comunicazione affidata ai social deve essere migliorata: è poco attiva e i contenuti del sito, oltre ad essere accessibili in easy reading, devono essere scaricabili ed essere continuamente aggiornati. Devono passare da una veste istituzionale “fissa” a una veste pubblica “aperta”. Credo che il comparto operativo dovrebbe ragionare meglio nel considerare l’importanza e la valorizzazione dei social e di conseguenza affidarsi a specialisti di settore. Questo è ancora un settore al quale si dedicano poche risorse.
Infine la comunicazione esterna, quella che corre sui media è da tempo in sofferenza e non solo per quel che riguarda la cultura. Bisogna riflettere e condividere la necessità della cultura, e del suo valore sociale di inclusione e relazione. Sarebbe utile adeguare sicuramente i mezzi e i contenuti ma per questo non banalizzarli e portarli vero l’oblio. Chiudo citando il premio Nobel per la Letteratura Gao Xingjian “la cultura non è un lusso ma una necessità“.

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Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.

Titolo: “Più cultura accessibile”
Sezione: “Oltre l’idea di accessibilità”
Autore: Network Museum
Ospite: Daniela Trunfio
Codice: INET1903010900MAN/A11
Ultimo aggiornamento: 10/03/2019
Pubblicazione in rete: 3° edizione, 10/03/2019

Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: –
Fonte immagine: http://www.cinemanchio.it/torino-cultura-accessibile/
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Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema:
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