Conservation Scientist


A cura della redazione di Network Museum

Emma Gaia Ziraldo svolge indagini deformometriche su una scultura lignea tramite modellazione 3D – gentile concessione del programma UCLA/Getty per la Conservazione dei Materiali Archeologici ed Etnografici.
Fonte immagine:
https://www.getty.edu

Anche per questa terza edizione di Network Museum abbiamo desiderato riproporre lo spazio dedicato alle molteplici professioni, che permettono la conduzione delle attività degli enti museali e delle strutture conservativo -espositivo-didattiche.
Torna “Musei e professioni” proprio in concomitanza con la ripresa dei nostri aggiornamenti, interrotti a causa della pandemia, per rispetto dei tanti, che non vedranno più il mondo dopo, e dei molti, che si sono sacrificati sino all’estremo, per coloro che soffrono, che hanno sofferto e per chi, una vera moltitudine, soffrirà per gli effetti secondari, altrettanto devastanti e letali, del coronavirus. Come sostenuto nella nostra copertina, il nostro silenzio è stato doveroso, per non congestionare ulteriorimente, con inopportune comunicazioni, l’ambito comunicativo così denso delle più disparate espressioni, per evitare qualsiasi tentazione polemica, ancora più inopportuna, e per non distrarre alcuno da una unica voce, che in queste circostanze dovrebbe ergersi a guida, univoca, competente ed autorevole.
Apriamo questi nostri rinnovati appuntamenti con le professioni museali, proponendovi l’intervista a Emma Gaia Ziraldo,
conservation scientist, che, dagli Stati Uniti d’America, ci descrive una tra le più recenti ed affascinanti professioni dalla frontiera della tutela dei beni culturali.


Emma Gaia Ziraldo

Emma Gaia Ziraldo
Laureata cum laude in Scienza e Ingegneria dei Materiali per i Beni Culturali, ha deciso di dedicare la sua carriera alla Conservazione Preventiva, specializzandosi e lavorando prevalentemente all’estero. Nel Regno Unito, presso la National Trust, si è occupata di controllo microclimatico (temperature, RH, light, dust, pollutants, IPM); negli Stati Uniti, a Los Angeles, presso il Getty Conservation Institute, ha condotto e coordinato una fase del progetto di ricerca Climate Induced Change Pilot Study. Attualmente si occupa di risk assessments, emergency preparedness e preservation planning presso il Conservation Center for Art and Historic Artifacts a Philadelphia, USA.

Gli ambiti di specializzazione di Emma Gaia Ziraldo sono: il controllo microclimatico museale, l’analisi dei danni e la caratterizzazione delle opere d’arte, le tecniche di indagine multispettrale, RTI, fotografia in luce UV/Vis, la modellazione 3D, nonché la realizzazione di programmi di specializzazione per la cura delle collezioni.

Tra gli interessi professionali si segnalano: le strategie di deposito, l’imballaggio ed il trasporto di opere d’arte, la prevenzione dei danni, la preparazione alle emergenze, le proprietà dei materiali ed il loro processo di deterioramento, il monitoraggio deformometrico, nonché la gestione delle collezioni, la pianificazione delle mostre e l’organizzazione di eventi culturali.



Ulteriori fonti ed informazioni sull’Ospite:
https://ccaha.org/emma-ziraldo
https://www.linkedin.com/


Network Museum – Chi è Emma Gaia Ziraldo?

Emma Gaia Ziraldo – Sono una dottoressa in Scienza e Ingegneria dei Materiali per i Beni Culturali (classe LM-53). Mi sono laureata cum laude presso l’Unviersità degli Studi di Torino nel 2015. Come Conservation Scientist ho condotto ricerche su materiali prevalentemente inorganici (pigmenti, ceramiche, metalli…), utilizzando tecniche di indagine non invasive e microdistruttive per l’identificazione della composizione elementale e per la caratterizzazione delle tecniche esecutive volte alla datazione ed allo studio dei processi di produzione.
Dopo una prima fase professionale dedicata alle analisi diagnostiche condotte in laboratorio, mossa dall’interesse nello sviluppo di strategie per la prevenzione del danno su materiali storici e l’analisi dei processi di degrado in-situ, mi sono specializzata in Conservazione Preventiva. Ho lavorato nel Regno Unito presso la National Trust e negli USA presso il Getty Conservation Institute di Los Angeles e il Conservation Center for Arts and Historic Artifacts di Philadelphia. In particolare, dopo aver approfondito l’utilizzo di tecniche di imaging 2D e 3D per il monitoraggio deformometrico, mi occupo, al momento, di environmental monitoring, conservation management, risk assessment, preservation planning e di emergency prepeardness.

Network Museum – Cos’è la cultura per Emma Gaia Ziraldo?

Emma Gaia Ziraldo –Cultura è conoscenza, educazione, condivisione. Cultura è scambio di idee, pensieri, esperienze. Cultura è rispetto reciproco, condivisione di identità, nonché stimolo costante alla scoperta del passato, del presente e del futuro.

Network Museum – Cos’è un museo ed a cosa serve?

Emma Gaia Ziraldo – Viviamo in un periodo di cambiamenti e di continua evoluzione sociale e culturale ed è inevitabile che anche il concetto di museo sia in continuo sviluppo. ICOM l’anno scorso ha invitato tutti i soci e le parti interessate del settore a proporre nuove definizioni di Museo, dato che quella comunemente utilizzata risale al decennio scorso e pare non riflettere più adeguatamente le complessità del nostro secolo, insieme alle responsabilità attuali delle istituzioni culturali e le loro visioni future.
Museo per me, oggi, è un’impresa culturale dedicata innanzitutto alla conservazione e tutela delle collezioni, laddove per conservazione si intende sia il monitoraggio e la prevenzione del danno sia il restauro dei materiali già danneggiati. Museo è però anche uno spazio per il dialogo e l’ispirazione dove non si preserva soltanto il patrimonio culturale tangibile, bensì anche una moltitudine di storie e voci del passato, interpretate e raccontate per poterne fruire nel presente e nel futuro. Museo è inoltre luogo di ricerca, digitalizzazione e comunicazione, ambiente di educazione, studio e intrattenimento della società e per la società. Museo è un luogo sicuro di espressione, inclusione ed equità sociale, dove le varie sfumature di diversità vengono messe da parte per conseguire una consapevolezza univoca e superare la categorizzazione sociale. Museo è un meccanismo per filtrare visioni di intersezionalità e promuovere identità culturali.

Network Museum – Cosa fa una conservation scientist?

Emma Gaia Ziraldo – In italiano spesso mancano i termini esatti per esprimere il nostro settore lavorativo, cosa facciamo o chi siamo. Il/la Conservation scienstist, si occupa di attività di ricerca, analisi e interpretazione di dati relativi ai materiali, alle tecniche di esecuzione e allo stato di conservazione dei beni del patrimonio culturale. Nella nostra lingua, il termine che preferisco usare è Esperto di Diagnostica o Scienziato dei Materiali per i Beni Culturali, ma alla fine non resto mai soddisfatta dall’utilizzo di tali termini. Ad ogni modo, le competenze del Conservation Scientist sono multidisciplinari e prevedono la conoscenza delle scienze naturali, matematiche, fisiche e chimiche, unite a quelle storico-artistiche. Il/la Conservation Scientist conduce attività di ricerca circa la caratterizzazione dei materiali, l’interazione con gli agenti di deterioramento, il monitoraggio dei processi di degrado, le tecniche di produzione, lo sviluppo di nuovi materiali e metodi d’intervento e di diagnosi sia in laboratorio che in situ. Ci poniamo come figure professionali, che, lavorando a stretto contatto con restauratori, curatori, collection manager, architetti, ingegneri, registrar e altri stakeholder museali, contribuiscono alla conoscenza, alla divulgazione, alla conservazione, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Network Museum – Come di diventa conservation scientist?

Emma Gaia Ziraldo – In Italia, per essere Conservation Scientist, è necessaria la laurea magistrale LM-11 in Scienze per la Conservazione dei beni Culturali (ex 12/S lauree specialistiche equipollenti secondo DM 509/1999) o LM-53 in Scienza ed Ingegneria dei Materiali per i Beni Culturali. Ad ogni modo, sta diventando sempre più frequente conseguire il titolo tramite specializzazione con dottorato di ricerca nelle Scienze e Tecnologie applicate ai Beni Culturali, a seguito della laurea in discipline inerenti le scienze matematiche, fisiche, chimiche, naturali e l’informatica.

Network Museum – Qual è il suo rapporto con i musei?

Emma Gaia Ziraldo – L’Esperto di diagnostica deve sempre mettere a disposizione la sua professionalità a prescindere dal valore dei materiali, che sta studiando e del museo da cui provengono, e deve considerare ogni singolo bene per quello che è, unico e insostituibile. Il/la Conservation Scientist solitamente in Italia lavora presso una università o istituto di ricerca, che svolge analisi sui materiali lavorando a stretto contatto con i musei. È possibile, però, trovare musei che abbiano al loro interno un laboratorio di conservazione, che conduca anche analisi diagnostiche sui materiali. Alcuni esempi sono La Venaria Reale a Torino, i Musei Vaticani a Roma, Le Gallerie degli Uffizi a Firenze. È inevitabile che il/la Conservation Scientist sia mosso/a dalla passione per l’arte, la cultura, i musei.

Network Museum – Quali sono le differenze tra l’ambito museale italiano e quello statunitense, in particolar modo in relazione alla sua specializzazione?

Emma Gaia Ziraldo – Nonostante il patrimonio culturale italiano sia ineguagliabile e la storia culturale del nostro Paese sia molto più antica di quella statunitense, purtroppo in Italia manca ancora la sensibilità nei confronti della Conservazione Preventiva della quale mi occupo. Avendo deciso di intraprendere tale carriera, mi sono trasferita all’estero per potermi specializzare dopo la laurea. È un argomento di interesse abbastanza recente anche qui negli Stati Uniti, ma i supporti economici per tali ricerche sono di gran lunga maggiori. Magari mi sbaglio ma, secondo me, in Italia siamo ancora troppo focalizzati sul restauro: dovremmo investire maggiormente sulla prevenzione del danno e non solo sulla sua “cura”. Il monitoraggio degli ambienti museali in tutte le sue forme è fondamentale per la salvaguardia delle collezioni.

Network Museum – Come è il suo rapporto con i fruitori dei musei e delle altre funzioni museali?

Emma Gaia Ziraldo – Nel 21esimo secolo il/la Conservation Scientist non può non considerarsi responsabile per l’interpretazione dei materiali del passato e quindi ogni indagine, ricerca, analisi che conduciamo è al servizio della società nel suo insieme e dunque di tutti gli stakesholder dei musei. È in continuo aumento l’interesse del pubblico per il lavoro che svolgiamo; infatti attività educative legate alla scienza dei materiali sono in crescita non solo nei musei di scienza e tecnologia, bensì anche in quelli di carattere storico-artistico. La curiosità di sapere cosa vi sia sotto lo strato pittorico di una tela o di vederne il disegno preparatorio, così come l’interesse di conoscere la composizione di un pigmento, sono in crescita. I Conservation Scientists, avendo anche l’obbligo morale di comunicare e far conoscere le ricerche condotte, si fanno portatori dell’interpretazione dei dati e delle informazioni ottenute. Se consideriamo il Preventive Conservator, in particolare, allora il rapporto con i fruitori museali si fa ancora più stretto. Al di là della divulgazione delle ricerche condotte, lo sviluppo di tecniche per il monitoraggio degli ambienti non può prescindere dalla presenza del pubblico negli spazi monitorati, perché questa presenza comporta variazioni nelle fluttuazioni di temperatura, umidità relativa e particolato nell’aria. Inoltre, la collaborazione con le altre professioni museali, o per meglio dire di chi si occupa della “cura” delle collezioni in tutte le sue sfaccettature, è fondamentale per raggiungere il fine comune della salvaguardia del patrimonio culturale.

Network Museum – Come si immagina il museo del futuro?

Emma Gaia Ziraldo – Per rispondere ai bisogni della società in continuo mutamento, immagino che il museo del futuro sarà sempre più digitale e offrirà una moltitudine di alternative innovative, per interagire con il pubblico, e faccia uso di nuove tecnologie e risorse. Spero però, allo stesso tempo, che non si vada a perdere il contatto con gli oggetti del passato e del presente – nel caso dei musei di arte moderna e contemporanea. L’esistenza stessa del materiale tangibile, resta per me fondamentale. La sua interpretazione potrà essere eseguita con modalità di comunicazione diverse e l’innovazione digitale sarà sempre di più il veicolo preferenziale, per sperimentare i percorsi espositivi e per l’engagement con il visitatore, insieme all’utilizzo di diversi linguaggi per lo storytelling. Le realtà virtuali aumenteranno di sicuro, ma secondo me non prenderanno il sopravvento, perché non tutti i fruitori museali avranno le stesse competenze digitali per poterle sperimentare allo stesso modo. Ciò che cambierà saranno i processi di valorizzazione del patrimonio tramite nuove piattaforme di digitalizzazione delle collezioni e l’utilizzo di strumenti digitali di scambio e collaborazione tra gli stakeholder. Sono curiosa di vedere quello che ci aspetta!

Network Museum – Ora la domanda collegata al tema dell’anno: cosa e come comunicano i musei?

Emma Gaia Ziraldo – Dopo aver attentamente letto le opzioni disponibili del questionario presente sul vostro sito, direi che tutte le risposte da voi proposte sono valide. Dipende poi da Museo a Museo come vengono comunicate le varie attività offerte. In generale tutte le istituzioni offrono informazioni circa orari, prezzi ed accessibilità, insieme a informazioni sulla collezione (almeno gli highlights) e sulle attività didattiche, di formazione o di intrattenimento programmate. È possibile inoltre trovare musei che svolgono marketing promozionale per l’affitto di spazi per eventi. Inoltre, la maggior parte delle istituzioni culturali comunica informazioni circa mostre temporanee, attività sui temi di attualità e sviluppo della ricerca scientifica. Ciò che trovo carente sui siti dei musei italiani, sono le opportunità per aperture a bandi e concorsi per l’assunzione di nuovo personale o ad ogni modo informazioni su carriere, incarichi e personale, argomenti di più facile accessibilità presso i siti dei musei esteri.
In quanto ai mezzi utilizzati, credo che al giorno d’oggi, nell’era della digitalizzazione, oltre alla pagina web dedicata, i social network siano il modo più efficace per raggiungere il pubblico, soprattutto quello più giovane.

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Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.

Titolo: “Conservation Scientist”
Sezione: “Musei e professioni”
Autore: Network Museum
Ospite: Emma Gaia Ziraldo
Codice: INET2004161545MAN/A1
Ultimo aggiornamento: 16/04/2020
Pubblicazione in rete: 3° edizione, 16/04/2020

Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti:  dott.ssa Emma Gaia Ziraldo
Fonte immagini:
– immagine di testa: https://www.getty.edu
– immagine relativa all’Ospite: gentile concessione dott.ssa Emma Gaia Ziraldo
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