Musei e management

SAN MARINO DOCET
A cura di Network Museum
Sovente, ed il testo che abbiamo recensito in questi giorni per la sezione “Libri e musei” ne è un esempio, termini come “cambiamento”, “riforma”, “riorganizzazione” risuonano come un mantra nei dibattiti televisivi, sui media, nei comizi pre-elettorali. Altrettanto sovente tali esternazioni non sfociano in nulla o in qualcosa che era meglio non fosse mai apparso. Vogliamo, in questo nostro appuntamento con il management museale, presentare un processo di riorganizzazione riuscito, perché fatto nascere da un atteggiamento condiviso e non da una imposizione teorica o di opportunità.
Nello studio dell’economia, ed in particolare nelle materie aziendalistiche, sovente si fa riferimento a casi concreti, quelli che una volta erano denominati “Case history”: storie di assetti aziendali particolarmente significativi, modalità derivanti da uno dei caposaldi del metodo sperimentale tipico delle discipline scientifiche, che si basano sull’annotazione delle osservazioni dei fenomeni.
In questo nostro secondo appuntamento con la sezione dedicata al management museale e culturale presentiamo un “caso di successo”, come si diceva una volta nelle “business school”. Raramente il termine “successo” trova posto negli articoli ospitati da questo nostro sito, allergici come siamo al mondano apparire ed alla corrente abitudine di considerare degno solo ciò che viene espresso da quantità industriali di consensi superficiali. Abbiamo fatto ricorso a tale lemma, perché stiamo per presentarvi la manovra riorganizzativa di un impianto culturale, portata a compimento ed a regime, che è stata in grado di incidere sulla vita di una comunità, in piena consapevolezza del ruolo di catalizzatore identitario della stessa, oltre che di risorsa per la sopravvivenza della collettività interessata.
Stiamo parlando del riassetto organizzativo, emancipato a sistema, delle principali istituzioni culturali dalla Repubblica di San Marino, denominate, più precisamente, Istituti Culturali, composti principalmente dalla Biblioteca di Stato, dall’Archivio di Stato, dai Musei di Stato e dalle Arti Performative.
La manovra, varata nel 2015, ha permesso di accogliere sotto una unica direzione le descritte entità culturali. Pur salvaguardando le peculiarità di ogni ente, è stata promossa una reale capacità di dialogo tra gli attori dell’impianto ed una fattiva condivisione di esperienze, di progettualità e di visione.
È stato originato, così, un vero e proprio sistema culturale, in grado di comportarsi come un “unicum”, con evidenti positive ripercussioni anche dal punto di vista amministrativo e della gestione economica.
Alla base di questa “reingegnerizzazione” di sistema non vi è solo l’applicazione di tecniche organizzative ed il coraggio di varare

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nuovi assetti giuridico-istituzionali, ma, soprattutto, un riferimento culturale: “la creazione di un atteggiamento comune, un noi e non un noi e gli altri, è stato un passaggio culturale al servizio della cultura”, citando il promotore della manovra.
Ragioneremo di tutto questo con l’artefice di questo progetto, Paolo Rondelli, Direttore uscente degli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino, a cui abbiamo chiesto di raccontarci questa esperienza.
Paolo Rondelli

È un diplomatico, politico e manager culturale sammarinese.
Sino al 2025 è stato Direttore Generale degli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino, sotto la cui direzione, attraverso metodiche di lavoro volte all’integrazione delle diverse conoscenze in un progetto globale unico, sono confluite le dirigenza di quattro istituzioni preesistenti: la Biblioteca di Stato e Beni Librari, l’Archivio di Stato, i Musei di Stato e le Arti Performative.
Ha ricoperto ruoli di rilievo nella Repubblica di San Marino, tra cui quello di Capitano Reggente (Capo di Stato) nel semestre aprile – ottobre 2022. Eletto membro del Consiglio Grande e Generale nel 2019, ha presieduto la Commissione Affari Esteri e ha fatto parte di diverse delegazioni parlamentari internazionali.
Oltre alla politica, ha avuto un’importante carriera accademica e culturale, contribuendo alla ricerca storica come membro del Consiglio Scientifico del Centro Sammarinese di Studi Storici ed insegnando presso la Link University. Ha guidato il Movimento R.E.T.E. come presidente e ha ricoperto incarichi di rilievo nella comunicazione istituzionale della Pubblica Amministrazione.
Nel corso della sua carriera diplomatica è stato Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso gli Stati Uniti e Delegato Permanente all’UNESCO. Ha inoltre fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di San Marino, contribuendo alla promozione culturale ed economica del Paese.
Ha ricoperto incarichi di rilievo nella Società Unione Mutuo Soccorso, promuovendo attività culturali ed editoriali, e ha avuto esperienze nel settore televisivo come conduttore per San Marino RTV. La sua carriera accademica include ruoli di docente e cultore della materia presso diverse università italiane, oltre ad un percorso di studi che spazia dall’ingegneria chimica alla comunicazione storica.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed onorificenze, tra cui il titolo di Commendatore al Merito Melitense, Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Cavaliere della Palma Accademica della Repubblica Francese ed Ordine della Grande Stella Montenegrina. È attivo in diverse reti ed affiliazioni, tra cui il Rotary Club e la UEFA, dove ha operato come Delegato e Commissario FIFA.
Autore di numerose pubblicazioni, ha scritto saggi e studi sulla storia sammarinese, l’arte e la cultura, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio storico della Repubblica.
L’intervista

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Network Museum – Chi è Paolo Rondelli?
Paolo Rondelli – Paolo Rondelli è un manager culturale che ha fatto della poliedricità di interessi e di approccio la regola di vita. Un ingegnere che riscopre poi l’amore per la storia e l’arte: riprende così a studiare, laureandosi nuovamente, cambiando ambito operativo ed approdando ai servizi culturali, ma senza dimenticare le capacità di management ed analisi che aveva già appreso.
Network Museum – Cos’è la cultura ed a cosa serve?
Paolo Rondelli – La cultura è ossigeno per l’anima e per la mente, serve a formare il pensiero critico, a migliorare l’essere umano ed a far sì che possa contribuire costruttivamente alla società. Questo è anche, però, alla base della paura che spesso c’è per la cultura. Ricordiamoci che le maggiori proteste per l’ordine precostituito sono storicamente nate, soprattutto nel Novecento, dai luoghi di cultura, dalle università, dove le critiche a regimi o a situazioni di disagio sono maturate e progressivamente esplose. Basti pensare al ’68, al politecnico di Atene, alle rivolte nei campus americani. L’impoverimento del sistema culturale, la venuta meno di fondi per educazione e l’istruzione, il controllo della libertà del sistema di istruzione sono strumenti per impoverire progressivamente la formazione del pensiero critico, magari accompagnati da un impoverimento materiale, che porta le persone a non dedicare tempo al miglioramento della propria cultura, sia anch’essa popolare e legata alle tradizioni, per cercare di guadagnare qualcosa di più per arrivare a fine mese.

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Network Museum – Cos’è un museo e quale è il suo ruolo?
Paolo Rondelli – Un Museo è un mondo fantastico, dove lasciare andare la fantasia, radicandosi però nel reale e nella storia. Ovviamente sto parlando di musei nel senso classico della definizione ICOM:
“Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.”
Il museo è quindi quel luogo dove le istituzioni pubbliche possono fornire uno strumento di crescita alla cittadinanza, comprendere la bellezza, capire le nostre origini, educare al meglio.
Network Museum – Cos’è il management museale e culturale per Paolo Rondelli?
Paolo Rondelli – È la gestione delle strutture culturali in un’ottica di conservazione, valorizzazione, ricerca. Ma è anche un modo per fare capire, a chi amministra la cosa pubblica, come senza strutture culturali un paese muoia, uccidendo la democrazia del pensiero libero. Faccio un esempio: un archivio di Stato è una istituzione culturale, dove si conservano documenti fondamentali per quello Stato, per ciò che è stata la sua storia, per ciò che sono le sue fondamenta. Se quel patrimonio, quella istituzione vengono bistrattati, impoveriti di risorse, non gestiti propriamente, è l’identità del paese che ne soffre. Il Manager Culturale deve far sì che tutto sia valorizzato, conservato, reso disponibile con linguaggi alla portata dell’utenza media, reso fruibile per le scuole, tenendo conto delle fasce d’età. Il patrimonio culturale va poi studiato e va creato uno “storytelling” per garantirne l’accessibilità a tutti. Un lavoro immane insomma.

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Network Museum – Cosa sono gli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino?
Paolo Rondelli – Sono una entità che da gennaio 2015 ha visto raccolte, sotto la direzione dello scrivente, quattro istituzioni culturali della Repubblica di San Marino, che prima viaggiavano separate e con singole dirigenze autonome. Mi riferisco in particolare a: Biblioteca di Stato, Archivio di Stato, Musei di Stato, Arti Performative. Ora, dopo 10 anni, la struttura, pur complessa, è divenuta un unicum che, pur mantenendo le peculiarità specialistiche delle singole unità originali, è capace di dialogare al suo interno, di scambiare esperienze, di creare progetti di ricerca e/o espositivi, condivisi. Oltre a ciò c’è ora un sistema di amministrazione e gestione del personale unico e centralizzato, con beneficio in termini di efficacia e controllo di spesa.
Network Museum – Perché, quando e come sono nati?
Paolo Rondelli – Come dicevo sono nati nel 2015, successivamente ad una modifica legislativa del 2014, che unificava quattro unità operative preesistenti. Questa operazione fu parte di una riforma della struttura della Pubblica Amministrazione sammarinese, che introduceva nuovamente gli Istituti Culturali, già esistenti negli anni sessanta del Novecento e poi destrutturati successivamente. All’epoca non contenevano al loro interno la sezione Arti Performative, operativa dalla metà degli anni ottanta.

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Network Museum – Gli Istituti Culturali presentano una complessità ed una complementarietà particolare. Rappresentano, altresì, un sistema raramente reperibile nelle realtà museali e culturali. Quale modello organizzativo è stato applicato? Quali sono gli aspetti positivi e quelli più impegnativi?
Paolo Rondelli – Gli Istituti culturali della Repubblica di San Marino nascono come la fusione di quattro unità operative, che difficilmente dialogavano fra loro. Nei primi anni la difficoltà è stata creare un’amalgama fra i funzionari di diversa provenienza e non è stato facile. Già l’unificare l’amministrazione in una unica sezione è stata una difficoltà non da poco, visto che ognuno ragionava con linguaggi propri, pur nella generalità dell’amministrazione pubblica. Successivamente si sono create tre sezioni, ognuna con a capo un responsabile che è il braccio operativo del Direttore, e più precisamente: Musei e Monumenti, Arti Performative, Biblioteca ed Archivio di Stato. I tre responsabili ed il dirigente vanno a costituire un coordinamento di direzione, che porta alla condivisione di progetti, alla loro messa sul campo, alla creazione di un calendario di attività ed alla allocazione delle risorse sui singoli progetti, fermo restando l’ultimo placet del dirigente. Il punto critico, che presenta ancora qualche strascico, è stato creare una uniformità di trattamento ed un modus operandi fra i funzionari in ruolo già da tempo, che provenivano dalle diverse unità precedenti, e che avevano modi di lavorare completamente a sé stanti. La creazione di un atteggiamento comune, un “noi” e non “un noi e gli altri”, è stato un passaggio culturale al servizio della cultura. Altro punto impegnativo è l’elevato numero di persone con problemi personali collocate nel tempo nell’unità per accordi sindacali. Questo ha portato a svolgere un ruolo di ammortizzatore sociale, che spesso contrasta con la necessità di ricerca e di divulgazione culturale, soprattutto in alcuni servizi all’utenza. In parte si è ovviato a questo, mettendo in campo programmi di formazione volti alla riqualificazione ed anche al ricorso, laddove necessario, di strumenti disciplinari.

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Network Museum – Come comunica tale sistema con la Cittadinanza Sanmarinese? Quale ricaduta sulla vita dei cittadini produce un simile sistema culturale?
Paolo Rondelli – Le ricadute sono molteplici. Una importante è, anzitutto, quella legata alla didattica. Annualmente, e prima che avvenga la programmazione di inizio anno scolastico, viene da alcuni anni messo a disposizione di tutte le direzioni scolastiche un catalogo di attività, da cui gli insegnanti possono pescare per le attività collaterali o per l’integrazione formative (visite museali guidate, progetti di didattica museale, programma teatrale calibrato sulle fasce d’età in materia di inclusione, uguaglianza di genere, educazione alla cittadinanza, visite speciali legate a progetti espositivi, attività di lettura con anche gruppi di lettori volontari, solo per citarne alcune). Poi c’è una apertura alla collaborazione con realtà associative del territorio oppure una, recente, collaborazione con le rappresentanze diplomatiche accreditate per particolari progetti innovativi di conoscenza di determinati paesi con cui la Repubblica ha stabili relazioni (siano essi musicali, teatrali, cinematografici o espositivi). Inoltre la rassegna teatrale è ormai un appuntamento stabile per la comunità locale, resa momento di partecipazione attiva grazie a sponsorizzazioni, che portano gli spettatori, in molte date della stagione, a restare per momenti conviviali condivisi nel dopo teatro, dove così la visione di uno spettacolo non finisce con la chiusura del sipario, ma è seguita da rinfreschi, che portano i cittadini a socializzare attorno all’idea del teatro. Il fatto poi che negli Istituti Culturali siano ricompresi la Biblioteca di Stato e l’Archivio di Stato ha portato a risultati notevoli in termini di esposizioni e valorizzazioni grazie all’integrazione col sistema museale.

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Network Museum – Cosa avviene, invece, all’esterno della Repubblica? Quale strategia di comunicazione avete adottato? Quali risultati avete ottenuto?
Paolo Rondelli – Questo aspetto non è gestito in completa autonomia, se non per ciò che riguarda la comunicazione su social media e la comunicazione tradizionale per la stagione teatrale che avviene nei comuni del circondario. Ciò in quanto si fa riferimento alla comunicazione portata avanti dall’Ufficio del Turismo, che integra nel proprio calendario eventi e nella relativa promozione anche le attività degli Istituti Culturali. Personalmente penso che progressivamente chi mi è appena succeduto nella gestione degli Istituti Culturali, avendo io passato il testimone dopo una decina di anni, dovrà trovare una maggiore autonomia promozionale e non restare solamente collegato alle strategie di carattere turistico.
Network Museum – Quali rapporti contraete con le istituzioni culturali, ed in particolar modo museali, estere?
Paolo Rondelli – Ci sono rapporti permanenti con alcune università, ad esempio Bologna ed Urbino, con la sezione archeologica del CNR, con alcune realtà museali, cui siamo legati per comunanza di reperti. Tutto ciò prettamente in Italia. Negli ultimi anni abbiamo cominciato a intrattenere rapporti con istituzioni di altri Stati, soprattutto grazie all’incrementata capacità della nostra rete diplomatica ed all’interfaccia che in tal senso comincia a garantirci. È stabile inoltre il rapporto con la Biennale d’Arte di Venezia, altra piattaforma importante per la divulgazione culturale sammarinese.
Network Museum – Cosa rappresenta il patrimonio culturale per la Repubblica di San Marino?

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Paolo Rondelli – Rappresenta, anzitutto, l’identità dello Stato, la sua memoria, la sua costruzione. In tal senso possiamo dire che il patrimonio culturale è “patrimonio identitario”.
Network Museum – Come considera l’introduzione delle nuove tecnologie espositive, didattiche e comunicative nella propagazione della conoscenza?
Paolo Rondelli – Le considero in modo molto positivo e, grazie ai corsi di laurea in design della nostra università, con cui molto spesso collaboriamo, le abbiamo utilizzate con successo. È un modo per stare al passo coi tempi, stabilire un contatto maggiore con le nuove generazioni, fornire alle meno giovani nuovi punti di osservazione, utilizzare strumenti, che facilitino la fruizione a portatori di diverse o minori abilità, ad esempio visive o uditive.
Network Museum – Come pensa il futuro della cultura e quello del ruolo dei musei, soprattutto in relazione al sistema culturale sanmarinese?
Paolo Rondelli – Penso che se il futuro non tutelerà la cultura come strumento di base dell’identità e della memoria collettiva, senza strumentalizzazioni o visioni di parte o condizionate dal momento politico, vi sarà un progressivo impoverimento della coscienza e una recessione morale e materiale. Insomma o si conserva e valorizza la cultura o siamo perduti e sconfitti come esseri pensanti.
Network Museum – Ora il quesito relativo al tema dell’anno: cos’è per Paolo Rondelli un museo intelligente?
Paolo Rondelli – Penso sia un museo nel senso classico del termine che però possa sfruttare il progresso tecnologico a beneficio di operatori e di utenza. Ovvero la summa di integrazione di tradizione e nuove tecnologie. Ovvero il futuro!
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Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.
Title/Titolo: “San Marino Docet”
Section/Sezione: “Musei e management”
Author/Autore: Network Museum
Guest/Ospite: Paolo Rondelli
Code/Codice: INMNET2505031300MAN
Last update/Ultimo aggiornamento: 27/09/2025
Online publication: 6th season, 3 May 2025/Pubblicazione in rete: 6° stagione, 03/05/2025
Intellectual property/Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Content source/Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Network Museum
Image source/Fonte immagini: INFOGESTIONE – Network Museum
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