
La copertina
RELAZIONI
Di Gian Stefano Mandrino
Ogni cosa viene a taglio, anche le unghie, per mondare l’aglio.
(Traduzione di un antico proverbio ligure)
La vita è relazione, almeno a parer mio. Me lo sono chiesto come ricercatore e come uomo da oltre quaranta anni. La vita è relazione: forse è la cosa più evidente tra tutto ciò che può essere, in ogni suo aspetto, in ogni sua dimensione, in ogni ingrandimento dei suoi componenti, in ogni comportamento degli attori di questo fenomeno. Da come si formano le molecole a come provochiamo le guerre, attività in cui la nostra specie eccelle da sempre, tutto è relazione.
La questione è definire cosa sia una relazione e come mai mi sia venuto in mente questo argomento per il mio tedio mensile da indirizzarvi, come se non bastasse il tema dell’anno: cosa sia un museo intelligente.
A proposito del citato tema: cosa ha a che vedere il concetto di relazione con quello di intelligenza, soprattutto se riferito al sistema museale?
Mi spiego attraverso la narrazione di un fatto accadutomi una decina di anni fa. Mi trovavo in una quadreria dell’Italia del nord, in occasione di una mostra di arte contemporanea, di quelle che fai proprio fatica, malgrado la buona volontà invocata in quantità industriale, a coglierne messaggio, senso, logica, espressione, assistenza didascalica. Ebbi l’infelice idea, forse in preda a depressione da esposizione o a smarrimento da autoreferenzialità, di rivolgermi ad una assistente di sala, chiedendole un parere su quanto esposto, ma senza poter esprimere tale intento. Con fare burbero, al limite della buona creanza, ma certamente privo di urbanità, mi rispose , neppure fosse una delle guardie militari di sevizio in quei teatrini, che ogni capitale esibisce ai turisti davanti a palazzi istituzionali, che non le era concesso parlare. Sono uscito, ovvero ho interrotto il mio tentativo di creare una relazione. Permettere o meno il diritto di “comunicare” sul posto di lavoro in presenza dei fruitori di un servizio appena acquistato, se non per gravi motivi di sicurezza, è una prassi che trovo discutibile sotto molti punti di vista. Il siparietto antipatico, appena esposto, che dopo molti anni ricordo ancora, mi sarà utile per condividere una serie di approfondimenti tra relazioni, vita, musei ed intelligenza.
Possiamo interpretare tale comportamento, quello dell’operatrice di sala, intendo, come la palese ed istituzionalizzata negazione della volontà, da parte del museo, di instaurare una relazione con i propri visitatori (di frequentatori non si può certo parlare, visto le premesse). Intendiamoci: ammesso e non concesso che la funzione della signora in questione fosse esclusivamente la “guardia” alle opere, ciò non toglieva l’obbligo di usare modi adeguati, per dichiarare la consegna del silenzio, per quanto militaresca e bislacca: forse un avviso in biglietteria avrebbe potuto evitare problemi. Negare ogni forma di relazione – comunicazione tra visitatore ed istituzione è negare l’etimologia stessa della parola “intelligenza”. Negare anche solo quel puerile moto nel cercare di leggere più nitidamente ciò che si vede, ciò che è mostrato, attraverso un altro, che si presume possieda una prospettiva più acuta per la circostanza, è abortire ogni possibilità di contatto e di relazione con il pubblico. Pensate le implicazioni e la frustrazione: dover ricorrere a meccanismi elettronici o alla costosissima carta stampata, per cercare di giungere a soddisfare anche una banale sensazione, per quanto ridicola, personale, da rozzo ignorante, ripugnante forse, senza, peraltro, poter raggiungere tale scopo, rimanendo, così, in quel limbo di sospensione tra l’apparire e l’essere, tra il presunto ed il desunto. Non ho mai letto un catalogo dotato di cotanto dono di critica, così come devo ancora ascoltare una audioguida dotata di tanta empatia. Tornando a quel moto di contatto, a quel desiderio di relazione, posso assicurare, quindi, che il quesito non avrebbe trovato puntuale destinazione se non agli orecchi di una altro essere umano, consapevole dell’argomento. Era, infatti, il tentativo di comprendere se, vista la fatica di rendersi ragione di quanto esposto, l’idiota fossi io o se, qualcuno mi poteva soccorrere dall’autodenigrazione, con un semplice “Non si preoccupi, non è il solo. Altri hanno trovato difficoltà, ma la indirizzo ad una mia collega, che potrà fornirle utili consigli…”. Non poteva, l’assistente di sala, conoscere il contenuto del mio tentativo di comunicazione, poiché la sua consegna mi ha impedito ogni espressione: dovevamo (in una quadreria deserta) solo stare in silenzio, anzi, zitti! Il dubbio sulla mia scarsità intellettuale ha continuato ad affliggermi, divenendo ora una delle poche certezze, che possa vantare.
Non permettere certi comportamenti, senza cercare di capirli, non solo non è intelligente, per tutte quelle ragioni etimologiche citate da me molte volte in queste pagine, ma è procurare la morte al museo stesso. Troncare le relazioni, non prevederle, non organizzarsi per gestirle e per farsi guidare dalle stesse nelle crescita della stessa evoluzione dell’istituto è procurare l’estensione del museo stesso.
Mi sovviene quel non senso circa la comunicazione, utilizzato da tanti autori, che dichiarano di non parlare se non attraverso la propria arte.

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Bene, non ci resta che giustiziare, quindi, chiunque non veda, non senta bene e quella moltitudine di idioti, me compreso, di cui il mondo certamente non difetta. Pensare che l’opera sia pure capolavoro didascalico è veramente cosa quantomeno avventata. È come sostenere l’inutilità delle scuole, di un sistema educativo e, di nuovo, del museo stesso.
In anteprima, ma da tempo presente sul sito istituzionale di INFOGESTIONE, da qualche giorno rinnovato (e tutto a colori!), sono lieto di poter indicare nella pagina del sito riservata alla ricerca (https://www.infogestione.com/research/) alcuni protocolli di ricerca circa le applicazioni di intelligenza artificiale (ed umano buon senso naturale) nella gestione dei singoli rapporti con i visitatori a partire dai siti delle istituzioni museali stesse.
Parafrasando le parole di un pontefice romano, a me assai caro, sono giunti i tempi del “museo in uscita”. La capacità di indicare un canale, a cui rivolgersi per originare un rapporto, stanno al concetto di istituzione in grado di percepire gli orientamenti e di intervenire nel processo di formazione continua, come la leva di Archimede sta all’intelligenza artificiale. Ecco una delle evoluzioni della ragione d’essere museale, avvolta, sovente, tra nebbie vasariane e vette narcisistiche: essere entità in grado di percepire il fabbisogno culturale degli individui, rispondendo non solo con servizi di didattica espositiva, ma con tutto possa essere di utilità alla esigenza di adeguamento e di ricerca della consapevolezza esistenziale di tutti e ciascuno. Una volta si iniziava un mestiere e si terminava con la pensione. Il sistema era relativamente semplice. Ora le variabili sono esponenzialmente aumentate, in ogni aspetto della nostra esistenza. Ciò che siamo diventati a venticinque anni, dopo dieci potrebbe essere completamente diverso. Dopo la scuola, il sistema universitario, qualche raro caso di aggiornamento professionale, più o meno cogente, non rimane forse il sistema museale come baluardo ed alleato di esistenze chiamate a varie espressioni in una vita sola ed a dare significato esistenziale e di consapevolezza a tutto ciò? Ecco l’insostenibile gravità di mantenere un sistema culturale autoreferenziale, adiabatico e, troppe volte, utile a parcheggiare risorse che, forse, in qualche altro contesto, sarebbero assolutamente inutili. Ecco l’insostenibile miopia nel non saper neppure dare una definizione adeguata ad una delle poche risorse strategiche a disposizione del consorzio umano: la cultura, intesa non come titolo abilitante o sfoggio salottiero, ma come capacità di adozione di strategie per la sopravvivenza, che, se condivise, diventano identità culturale.
In conclusione ancora una riflessione. Possiamo toccare con mano, via via che i mesi trascorrono, che scegliere come tema del mese il quesito su come possa essere un museo intelligente, appare meno stravagante, ora che dall’etimologia del suo termine lo stesso concetto ci sta indicando la sua intima parentela con la vita stessa. Forme e contenuti altro non sono che la capacità di una unica essenza, la vita, di propagarsi tra le sue stesse epifanie, anzi, di esserne in tal modo generatrice: Pascal e Dirac, forse approverebbero.
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Title/Titolo: Relationships”/”Relazioni”
Section/Sezione: “La copertina”
Author/Autore: Gian Stefano Mandrino
Guest/Ospite: –
Code/Codice: INMNET2507211705MAN
Last update/Ultimo aggiornamento: 28/09/2025
Online publication: 6th season, 21 July 2025/Pubblicazione in rete: 6° stagione, 21/07/2025
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