La copertina

LASCIATE CHE DICANO
di Gian Stefano Mandrino
Il tema dell’anno, cosa sia un museo intelligente,
indagato presso i visitatori, utilizzando un nuovo
approccio scientifico.
Da qualche tempo, nella pagina principale di questo sito, è visibile il logo di Network Museum People Social, il primo social network dedicato a chi visiti e frequenti i musei.
Perché un social indipendente, privo di pubblicità e di algoritmi che “spiano” i comportamenti degli utenti, senza profili e casistiche da utilizzare per motivi commerciali o da rivendere per ottenere ricavi?
Per rispondere dobbiamo ritornare indietro nel tempo di quasi venti anni, quando in INFOGESTIONE, attraverso lo “spin off” dedicato allo studio della comunicazione, denominato Comunicazioni Culturali, era nata da una serie di ricerche e sperimentazioni l’approccio denominato “Comunicazione Strategica Integrata”. Tale metodo individuava un nuovo criterio di interazione basato su tre aspetti peculiari:
1. la complementarietà nell’applicazioni di nuove tecnologie comunicative
2. l’interazione tra dimensione reale e digitale
3. la considerazione costante dei versi per ogni direzione di flusso comunicativo.
Mentre la prima rappresentava una particolare evoluzione nell’utilizzo delle ancora recenti tecnologie digitali nel settore delle comunicazioni, definendone l’aspetto tattico di particolare portata e complessità, la seconda anticipava uno squilibrio sempre più marcato, dovuto all’utilizzo di nuove apparecchiature ed applicazioni, non solo nella modalità comunicativa, ma, aggravandosi, anche nelle dinamiche relazionali, sociali ed antropologiche. L’aspetto allarmistico, a torto o a ragione non essendo questa la sede per entrarvi nel merito, della perdita di posti di lavoro a causa della massiccia adozione di nuove tecnologie, non è solo un problema economico o sociale, ma sta assumendo e costituirà sempre più un aspetto critico dal punto di vista antropologico: cosa può diventare la vita umana, se privata dei motivi per procurarsi i mezzi di sopravvivenza, uno dei tre principi cardine dell’esistenza biologica di ogni individuo. La terza, rappresenta il motivo della redazione di questa copertina, per il suo fondamentale ruolo nella determinazione di quanto riportato nel tema che abbiamo scelto per questo anno, ovvero come si possa definire un museo intelligente.
Ogni comunicazione, ovvero ogni informazione che passi da un ente emittente ad uno ente ricevente, è determinata oltre che da una o più direzioni, anche da una serie di “versi”, almeno due: un’andata ed un ritorno, per semplificare grossolanamente la teoria. Solitamente, eccetto in ambiti di applicazione statistica, vengono considerati solo i versi attivi delle comunicazioni, affidando a qualche applicazione, alla cosiddetta “finalizzazione” o “realizzazione” sotto forma di misura di volumi di servizi o di merci realizzati oppure dei risultati economici, l’attenzione ai versi passivi.
Raramente abbiamo osservato l’apposita creazione di flussi di informazione mirati all’analisi di uno spettro di risposta, sia in termini qualitativi che quantitativi. Fanno parte di tale categoria, per esempio, i saggi di mercato ed i sondaggi, che però non sono caratterizzati, di solito, da un impianto di sistema stabile, che duri nel tempo e, soprattutto, in grado di alimentare il proprio paradigma di indagine con la ricerca e la misura di nuovi parametri, derivanti dall’analisi corrente condotta. Inoltre sono solitamente slegati dall’operatività tipica del sistema e non possono apportare alcun beneficio oltre alla rilevazione dei dati.
Non bisogna confondere un sistema di “Comunicazione Strategica Integrata” con la mera attività di profilazione: non solo per la possibilità di agire su popolazioni a dati disaggregati ed in pieno anonimato, ma per la conduzione di un sistema, che prevede, quale paradigma di applicazione, l’utilizzo di tecniche, di mezzi e di attività tra loro estremamente differenti, proprio per cogliere aspetti e comportamenti non omologati o non conosciuti. A questo punto ritengo opportuno insistere sul termine comportamento e sullo studio di questo. L’approccio con “Comunicazione Strategica Integrata – CSI” non solo permette di identificare, osservare, misurare e studiare dei “comportamenti” isolati e descritti aprioristicamente, ma di identificarne di nuovi, in cui vengono espresse attitudini ed azioni, che sfuggono ad un sistema di rilevazione chiuso.
In modo più banale, ma certamente efficace, possiamo definire la comunicazione “mono-verso”, tanto per intenderci, quella da cui ci aspettiamo un risultato pre-identificato, come quelli che incontrandoci ci parlano, senza ascoltare cosa abbiamo da dire. Vedendo che non sortiscono effetto, allora, ci trattengono parlando molto di più, inondandoci di parole e di proposte. Non soddisfatti iniziano ad alzare la voce, pensando di essere in presenza di un problema di ricezione o di distrazione, sino a giungere a fare della loro comunicazione un’attività al limite della violenza e della legalità. È inutile parlare in piemontese ad un eschimese, cercando di vendergli del ghiaccio, quando questo è venuto in Italia per stare al sole, per imparare l’italiano e godere delle visite ai nostri musei.
In dottrina, riferendoci alla Teoria della Configurazione, la cui relazione elementare risulta essere
il campo cognitivo
ovvero il rapporto tra la funzione di impressione e la funzione di espressione, risulta congestionato a causa di uno smisurato aumento di FI. La relazione pertanto diventa
lim(fI → ∞) ( fI / fE ) = ∞ per fE → 0
ovvero dal punto di vista analitico qualitativo si genera una “saturazione di funzione” e dal punto di vista operativo una “congestione di sistema”.
Se invece focalizziamo la nostra attenzione sulla restante parte della relazione
ovvero sulla funzione di associazione fA e su quella di permanenza fP, possiamo notare come, permettendo un ruolo attivo all’ente ricevente (il pubblico, per esempio), la comunicazione viene esaltata, per qualità, oltre che quantità, ma soprattutto bilanciata tra le due funzioni in rapporto.
A tal proposito vi sono dei processi di management che da tale attenzione possono trarre vantaggio: tra i tanti quelli di fidelizzazione, di segmentazione e di riposizionamento di un prodotto o di un servizio, mostre temporanee comprese, tanto per andare sul concreto museale.
Il riferimento d’apertura di questa copertina al nostro social indipendente e proprietario è quanto mai chiaro, essendo tale presidio comunicativo, parte del Paradigma di Implementazione di un Sistema di Comunicazione Strategica Integrata, di cui fanno parte, per il momento, altri 12 elementi
I social, con buona pace di coloro, che assiduamente scrivono post su post, convinti di avere una platea sterminata, non regalano nulla a nessuno. Utilizzano e si nutrono dei nostri dati e dei nostri contenuti, ne permettono la visualizzazione in funzione dei loro algoritmi, intercettano la nostra attenzione, o meglio la nostra compulsione, a favore del loro carico promozionale. L’alternativa è pagare per un risultato che dipende molto da cosa si voglia veicolare attraverso i social.
L’approccio al problema strategico con un Sistema di Comunicazione Strategica Integrata, prevede l’utilizzo di un social media indipendente e proprietario come punto privilegiato di osservazione nel processo di aggregazione, di costituzione, di fidelizzazione e di sviluppo di una comunità culturale, da cui, certamente, si possono ricavare maggiori dati sui visitatori e sui loro comportamenti, per esempio, tramutandoli da visitatori in frequentatori, analizzando, in termini qualitativi e quantitativi, evoluzioni nella loro domanda, la cui analisi non va solo utilizzata biecamente per strutturare un’offerta soddisfacente, ma, innanzi tutto, per comprendere la propria missione e con essa tutta una serie di elementi utilissimi, per capire il proprio ruolo museale, il tutto lasciando che i nostri ospiti si parlino ed interagiscano tra loro e con noi museo. Gli aspetti, che si potranno scoprire, saranno veramente molti e vari, ma, soprattutto, si potrà comprendere con chi, di cosa, perché, come e quando stiamo parlando.
Solo su questo aspetto si potrebbe scrivere ancora per molto, ma mi preme maggiormente accostare il dispositivo comunicativo, appena descritto, al tema dell’anno, all’intelligenza museale.
Se consideriamo l’etimologia, diretta e traslata della parola intelligenza, ci potremmo imbattere in tre aspetti, che il social appena indicato esprime.
Intelligenza come “intus legere”: leggere in profondità, come “inter legere”, leggere attraverso e come “intra legare”, ovvero come collegare. Da qui le sopra richiamate funzioni di segmentazione, di fidelizzazione e soprattutto di introspezione di missione diventano le costituenti dell’intelligenza museale.
Lasciateli parlare, allora!,
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Title/Titolo: Let them speak/Lasciate che dicano
Section/Sezione: The cover/La copertina
Author/Autore: Gian Stefano Mandrino
Guest/Ospite: –
Code/Codice: INMNET2605011030MAN.A1
Last update/Ultimo aggiornamento: 01/05/2026
Online publication: 7th season, 01 May 2026/Pubblicazione in rete: 7° stagione, 01/05/2026
Intellectual property/Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Content source/Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Network Museum
Image source/Fonte immagini: as indicated by the captions placed beneath the images/come segnalato dalle didascalie poste in calce alle immagini
Video and multimedia content source/Fonte video e contenuti multimediali: –
Links for further insights related to the topic/Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema: https://www.comunicazioniculturali.com/2026/03/campo-cognitivo/

