L’insostenibile invadenza del vile meccanico


di Gian Stefano Mandrino

L’estate sta per lasciare il posto all’autunno e le vacanze sono ormai un ricordo: si va a ricominciare.
È tempo di bilanci sulla appena trascorsa stagione e di progetti.

Proprio a proposito di bilanci, di musei e di cultura desidero sottolineare come si sia continuato, anche in questa estate, a parlare di Milano. Il capoluogo lombardo, dopo essersi aggiudicato la sede delle olimpiadi invernali, essere stato posizionato da Il Sole 24 Ore al primo posto nella classifica delle città, ove possa essere avvertita la migliore qualità di vita, e dal Wallpaper Magazine essere nominato “città dell’anno 2019”, si rivela come fenomeno nazionale ed internazionale di attrazione turistica e culturale per italiani e stranieri. Alcuni si riferiscono al capoluogo lombardo addirittura come culla di un nuovo rinascimento dell’arte urbana, altri continuano a ribadire la centralità del suo potenziale commerciale, non si sa se per minimizzare tali risultati o se per invidia nei confronti di una città, che sembra abbia una marcia in più rispetto anche alle più blasonate mete turistico – culturali nazionali ed internazionali.

C’è sicuramente da riflettere e da imparare!

Scrivo da una città, Torino, in cui una parte di abitanti (fortunatamente sempre più esigua) ogni tanto cede alla strisciante suggestione che Milano ed altre città avrebbero sottratto alla località sabauda idee e risorse in quantità industriale: alta moda, radio, televisione, fiere librarie, settore automobilistico e chissà cos’altro. Ammesso e non concesso che ciò fosse avvenuto, mi è “salito”, per dirla con voce del Montalbano siculo, un pensiero perverso, quanto utile, per riflettere sul fenomeno milanese d’apertura. Noi torinesi sapremmo cosa “rubare” a Milano? Se fossimo in grado di sottrarre qualcosa al capoluogo milanese, sapremmo collocarlo nel nostro tessuto urbano e sociale? Siamo certi, poi, di poterlo gestire?

Per poter rispondere a queste ultime tre domande occorre fare ricorso ad altrettanti aspetti, fondamentali per la nostra disamina: intelligenza, sistema, management.

L’intelligenza, ovvero, quella caratteristica che permette la “lettura”, cioè l’analisi della propria condizione, per paragonarla ad altre, considerando le differenze come riferimenti ed eleggendoli ad obiettivi. Colmare le proprie lacune, imparando da altri ed importando soluzioni, non è “furto”, ma capacità critica messa a frutto nella concretezza della realtà.

Il sistema, che possiamo definire come la capacità di reazione dell’intelligenza di una collettività nel fare interagire le risorse facenti parte del tessuto reattivo, secondo prospettive di gestione virtuosa e di sviluppo.

Il management, ovvero la capacità di implementare e gestire un sistema in funzione dell’intelligenza.

Le definite caratteristiche sembra proprio coesistano in quella Milano, che continua a credere che le cose possano cambiare e che sia possibile essere lievito della propria terra. Ciò che l’invidia di soggetti blasonati ma fermi ed ancorati allo stesso blasone, denunciano come condizioni inferiori, quasi fuori gioco, come l’interessenza catalizzatrice tra aspetti mercantili (il lusso, per esempio) e quelli culturali, per molti addirittura una bestemmia, si stanno rivelando proficui per entrambi gli ambiti, senza snaturarli e senza che l’uno prevalga sull’altro o con l’altro venga confuso. Non dobbiamo dimenticare che l’aspetto economico-mercantile, su cui insisteremo particolarmente il prossimo anno, è parte integrante e non alienabile del fenomeno della propagazione culturale, pena un accademismo adiabatico o una cultura ad uso e consumo per pochi eletti. A tal proposito mi sovviene una conferenza, a cui ho assistito, durante la quale più di un esponente del mondo istituzionale della cultura e del governo locale hanno insistito sul loro disinteresse nel rendere accessibile alle “masse” il frutto della loro opera professionale.

Se a distanza di cento chilometri assistiamo a visioni e risultati diametralmente opposti circa la ragione d’essere e la fruizione del patrimonio e dell’attività culturale, significa che c’è ancora molto, ma molto da meditare e da imparare nel nostro Paese.

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Titolo: “L’insostenibile invadenza del vile meccanico”
Sezione: “La copertina”
Autore: Network Museum
Codice: INET1909021500MAN/A3
Ultimo aggiornamento: 04/09/2019
Pubblicazione in rete: 3° edizione, 04/09/2019

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