Tecnomusei

IL SUONO DEI MUSEI
Che suono produce un museo? Che sapore ha? Come sono le sue superfici e che profumo emanano le sue sale? In INFOGESTIONE l’abbiamo definita e la studiamo come “organoletticità espressiva o didattica”, la componente captata dai nostri sistemi sensoriali alla base di ogni processo cognitivo e di relazione. Come si comporta tutto ciò nelle realtà museali?
Scegliete un video, un film per esempio, proprio ora sul vostro computer o sul vostro telefonino, a meno che non stiate guidando, attraversando la strada o siate impegnati in conversazioni con persone a voi molto care…oppure, perché no, sconosciute (“una persona, mille video” – recita un celeberrimo proverbio del XXIII secolo). Dopo questo spot della serie “Umanità felice con buon senso”, riprendiamo il nostro esperimento.
Dicevamo: scegliete un film ed avviatelo disattivando l’audio ed i sottotitoli. Ciò che vi potrà trasmettere ora la produzione audiovisiva da voi scelta, eccetto per casi di particolari sensibilità, è assai diverso per situazione emotiva ingenerata, rispetto a quando visualizzavate il video nella sua interezza espressiva. Un aspetto interessante di tale esperienza è che si può condurre anche con qualcosa di già visto e conosciuto.
Percepire commozione, paura, sorpresa, tenerezza, ira diventa, se non “difficile”, quanto meno strano, così come le consecutività logiche percepite in ritardo o in modo alterato. La stessa cosa per i contenuti dei dialoghi privi di molte caratteristiche, che non vibrano più, come prima o come consuetudine, nella nostra percezione.
A volte si potrebbe avere la sensazione di una inversione dei significati: circostanze drammatiche, per esempio, che appaiono buffe e viceversa. È come se venisse meno qualcosa di impalpabile, che però ha il potere di collegare, di unire, di descrivere, di raccontare e spiegare, in altro modo e ad altre parti del nostro corpo e del nostro cervello, uno stesso copione. La narrazione, però, non assume caratteristiche di ripetitività, bensì di immersione in una differente condizione percettiva, come ci spingesse oltre la sensorialità, oltre quella soglia, che, in realtà, ha originato il tutto.
Accade che l’attivazione di altri sensi, come l’udito, renda il percepito non solo completo, ma come in grado di aggiungere livelli di comprensione più immersivi, più profondi, complessi, completi e percepibili secondo modalità ultra sensoriali.
È come se potessimo entrare in diverse e nuove dimensioni, dove pur vedendo non si è più consapevoli dell’atto del guardare, come se udire non fosse solo sentire, accendendo in noi una relazione percettiva e non più uno sforzo cognitivo, come quando avevamo eliminato l’audio.
Siamo immersi in contesti pieni di immagini, di rumori, di suoni, di parole. Siamo vittime, forse, di questa grande abbuffata sensoriale, istigata da dispositivi elettronici e da applicazioni digitali che creano un’incredibile, fino a pochi anni fa, densità di comunicazione.

https://www.officinafonicatorino.it
Eppure, un film “privo” di audio, che ci “priva” di una parte di questa capacità percettiva, ci rende disorientati, affaticati. Sembra che non riusciamo a fare a meno di questa seconda pelle, di questo intorno dinamico costituito, appunto, di immagini e suoni in vorticoso movimento, che non sappiamo se desideriamo ci protegga, come una copertina di Linus, o se temiamo ci stritoli, procurandoci moti ed assenze compulsive, aridità relazionale, difficoltà cognitive.
Come reagiscono i musei e la loro didattica nei confronti di tutto questo? Come possono riportare i visitatori a rendersi nuovamente liberi con parole, musiche, suoni e rumori, invece che essere dominati dagli stessi? Ragioniamo di questo e di altro con Luigi Rocco Conte ed Alberto Ricci Höiss, anime di OFT – Officina Fonica Torino, che delle parole, dei suoni e dei rumori hanno fatto la loro ragione d’essere professionale.
Luigi Rosso Conte

Classe 1955, fondatore e sound designer di Officina Fonica Torino, si è Diplomato al Conservatorio G. Verdi di Milano con i Maestri Riccardo Bianchini e Angelo Paccagnini in composizione e tecniche della musica elettronica.
Inizia il suo percorso alla SMET del conservatorio G.Verdi di Torino con il Maestro
Enore Zaffiri. Dopo aver lavorato allo studio di Fonologia della Rai di Milano e
realizzato colone sonore per documentari e spettacoli teatrali, audioguide per musei e
mostre, inizia la sua esperienza trentennale come tecnico di doppiaggio e
rumorista presso Videodelta Torino, con la quale ancora collabora attivamente.
Nel frattempo fonda Officina Fonica Torino e si dedica alla realizzazione di audiolibri
per Audible e Storytel, realizzando diversi progetti e collaborazioni con vari enti come il Comitato Paralimpico Italiano ed il Museo del MU-CH. Ha intrapreso diverse collaborazione con case di produzione ed agenzie pubblicitarie, giungendo a realizzare lavori di particolare rilievo tra cui lo speakeraggio per il video promozionale di EXPO ROMA 2030.
A queste attività si è affiancata anche quella rivolta al mondo della scuola, per la quale ha realizzato diversi corsi di montaggio audio e video per insegnanti e corsi di avvicinamento alla lettura per i bambini delle elementari.
Officina Fonica Torino ha partecipato al Salone del Libro di Torino nelle edizioni 2024 e 2025, durante le quali è stato allestito un laboratorio di lettura microfonica aperto a tutti, che ha riscosso grande successo ed apprezzamento.
Alberto Ricci Höiss

Classe 1972, dopo la maturità classica ed il servizio militare, conclude nel 1998 il percorso formativo attoriale presso la Scuola Teatrale Sergio Tofano, in quegli anni diretta da Mario Brusa e Santo Versace. Comincia, così, la sua attività di attore, divenuta ormai quasi trentennale, prendendo parte negli anni a diversi allestimenti teatrali, film e produzioni televisive, riuscendo anche nel frattempo a Laurearsi in Farmacia.
Collateralmente a questi impegni si dedica al doppiaggio ed alla registrazione di audiolibri e spot pubblicitari. In questo contesto conosce Luigi Rocco Conte e, dopo qualche anno, da vita ad una collaborazione attiva con Officina Fonica Torino, prendendo parte ai suoi progetti e seguendone la realizzazione.
L’intervista
Network Museum – Cos’è la cultura ed a cosa serve?

ma per seguir virtute e canoscenza.”
Dante Alighieri – Divina Commedia- Inferno, canto XXVI.
Libera interpretazione IA delle incisioni di Gustave Doré.
fonte: Archivio Network Museum
proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – La cultura è il nutrimento dell’animo umano, il mezzo attraverso cui evolviamo ed impariamo a distinguere la verità dalla falsità. Il suo etimo, dal latino colere , coltivare, ci dice già molto: coltivare la terra, ma anche l’individuo, la mente, il pensiero. È prendersi cura della nostra formazione, della nostra educazione, sviluppando capacità intellettuali, etiche, morali e persino fisiche, attraverso ogni forma di conoscenza: sia quella alta, sia quella popolare.
La cultura ci rende migliori. È bellezza, è ciò che cerchiamo costantemente. Come dice Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”
Per chi, come noi, lavora con le parole e con il loro suono, la cultura è anche memoria che si trasmette, relazione che si costruisce. Ed è ciò che ci permette di comprendere il mondo, riconoscere le radici del nostro essere e onorarlo.
Cultura e civiltà si influenzano a vicenda, sono due facce della stessa medaglia. Ma la cultura, in sé, è il cibo con cui nutriamo il nostro essere, per non vivere come bruti, ma per seguire, appunto, virtù e conoscenza.
Network Museum – Cos’è un museo e qual è il suo ruolo?

fonte: Archivio Network Museum
proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – Il museo è un luogo sacro, dedicato alle Muse, figlie di Mnemosine, dea della memoria, protettrici delle arti, delle scienze e del pensiero. È uno scrigno di testimonianze, ma non basta visitarlo: il museo va vissuto, ascoltato, abitato.
Tradizionalmente inteso come edificio che ospita opere, reperti e oggetti di interesse storico, scientifico, antropologico o culturale, il museo, però, è molto di più: è uno spazio relazionale che deve accogliere, trasformarsi, rispettare.
È un luogo aperto a tutti e per tutti, dove la conoscenza non è esibita, ma condivisa. È tempio per chi entra, è esperienza per chi cerca.
Quando abbiamo lavorato con il MU-CH, Museo della Chimica di Settimo Torinese, abbiamo sperimentato l’idea di museo come ambiente educativo e inclusivo:
– audioguide realizzate con gli studenti, dove la narrazione era accompagnata da suoni, musiche e ambientazioni
– contenuti accessibili in LIS (Lingua dei Segni Italiana), per aprirci alle sensibilità della disabilità sensoriale.
Ecco perché le nuove tecnologie non sono nemiche, ma alleate di una visione museale che metta al centro l’essere umano: il singolo, con la sua possibilità di accedere, capire, sentire.
Il museo, allora, è molto più di una struttura fisica. È il luogo in cui la memoria si incontra con la meraviglia, dove il sapere si fa esperienza, e dove l’accoglienza diventa forma di conoscenza.
Network Museum – Cos’è l’OFT – Officina Fonica Torino?
commissionato da Acqua Sant’Anna
OFT – Il nostro studio di registrazione è molto più di uno spazio tecnico: è un laboratorio di ricerca, sperimentazione e libertà.
È nato come folle avventura artigianale di due professionisti che sono anche amici, e che amano profondamente ciò che fanno. Un luogo dove il lavoro non è solo produzione, ma cura del suono, relazione col tempo, passione condivisa.
Recuperiamo la tecnologia analogica, come il vecchio registratore a nastro, per riavvicinarci a un suono caldo, umano, imperfetto. Un suono che si contrappone alla freddezza di certi sistemi digitali e di un’intelligenza artificiale che rischia di uniformare le sfumature acustiche.
Ovviamente usiamo anche il digitale: software come ProTools e FinalCut, 24 piste, spazi dedicati allo speakeraggio e alla registrazione video. Ma cerchiamo sempre l’equilibrio, perché non è la tecnologia a fare il suono, è il pensiero che la guida.
La nostra scelta fondamentale è la libertà. Decidiamo noi cosa realizzare, cosa accogliere, cosa proporre. L’ultimo progetto? Lo speakeraggio di un video promozionale per il mercato spagnolo, commissionato da Acqua Sant’Anna.
Il nostro studio non è solo un luogo tecnico.
È una bottega sonora dove il lavoro diventa gesto creativo e dove il suono torna ad avere voce propria.
Network Museum – Che ruolo giocano parole, rumori e musiche nell’espressione museale?

fonte: https://www.mu-ch.it
proprietà intellettuale: Museo della Chimica
OFT – Parole, rumori e musiche sono strumenti espressivi e relazionali capaci di trasformare la visita museale in esperienza narrativa e sensoriale.
Nel progetto del Museo della Chimica, per esempio, abbiamo usato ogni elemento in modo consapevole.
Le parole guidano, accompagnano il pensiero, pronunciate da voci giovani che hanno imparato a raccontare con sincerità
I rumori ambientano, costruendo contesti acustici reali, chiavi, passi, suoni sincronizzati con le azioni.
Le musiche emozionano, non come sottofondo decorativo, ma come trasmissione autentica di sentimento
Questi strumenti arricchiscono, non decorano. Aiutano a intercettare le diverse sensibilità dei visitatori, che variano per età, formazione, cultura, immaginazione.
L’uso di tecnologie multimediali, se fatto con discrezione e rispetto, può abbattere barriere, anche fisiche, e rendere la cultura più concreta, meno astratta. Ma non deve essere invasivo. Deve accompagnare, non sequestrare. Deve lasciare spazio alla riflessione, alla propria esperienza interiore, evitando standardizzazione e percorsi preconfezionati.
Abbiamo creato una connessione tra scuola, territorio e museo: voci che torneranno adulte e riconosceranno sé stesse nella memoria sonora dello spazio.
In fondo, visitare un museo non è consumo. È relazione. E il suono, quando ben usato, restituisce alla visita il tempo della meraviglia, della libertà e dello stupore individuale.
Network Museum – Come possono le tecnologie foniche contribuire all’accessibilità?

proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – Le tecnologie foniche possono essere una risorsa preziosa per rendere il museo accessibile a tutti, indipendentemente dalle abilità sensoriali.
Per chi non vede, il suono può creare spazialità, orientare, raccontare. Può costruire ambienti, evocare azioni, offrire una narrazione che accompagna la visita. Abbiamo conosciuto un direttore d’orchestra cieco e uno sciatore che, grazie ai segnali acustici, è diventato campione mondiale: il suono, in questi casi, è guida e possibilità.
Per chi non sente, invece, si possono esplorare le vibrazioni come forma di coinvolgimento sensoriale. E proprio in questa direzione si muove il progetto realizzato da Officina Fonica per il Museo della Chimica (MU-CH), che si è concretizzato in:
– audiovideoguide in LIS, la Lingua dei Segni Italiana, pensate per la comunità dei sordi
– normali audioguide, che sono state realizzate con la partecipazione di bambini di una scuola del territorio, un lavoro complesso, ma umanamente straordinario.
L’obiettivo è chiaro: permettere ad ogni persona, al di là delle disabilità, di accedere ad un’esperienza museale ricca, libera, rispettosa. L’importante è chiedere, non presumere. Chiedere direttamente alle persone con disabilità quali siano i loro bisogni. Perché accessibilità non è inclusione teorica. È relazione vera, costruita con chi deve attraversare il museo con mezzi e percezioni diverse, ma con lo stesso diritto alla meraviglia.
Network Museum – Ha ancora senso parlare di educazione fonica, silenzio e ascolto?

proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – Sì. Ha senso eccome. Il suono è memoria, relazione, identità. Non è solo percezione acustica, ma esperienza che coinvolge la persona intera.
L’educazione fonica permette di rendere la visita museale più profonda e suggestiva, più ricca didatticamente e più efficace sul piano emotivo. Noi memorizziamo attraverso i sensi, e più ne coinvolgiamo, maggiore sarà la possibilità di apprendimento e di stupore.
Il suono e la parola possono “svecchiare” l’immagine del museo, renderlo più accogliente, dinamico, capace di invitare davvero alla visita. Ma non si tratta solo di stimolo uditivo: si tratta di ascolto autentico.
Abbiamo chiesto ai ragazzi: “Cos’è per voi il silenzio?” Molti hanno risposto che fa paura. Lo associano al vuoto, all’assenza. Ma il silenzio, per noi, è ricchissimo. È contenitore di suoni, è pausa viva, è spazio che accoglie e apre alla profondità.
Il silenzio è spirituale, è intimo. Servirebbe un luogo per educare all’ascolto: un Museo del Silenzio, che contrasti il rumore costante, che restituisca alla società la possibilità di stare con se stessa.
Il suono guida. Ma è il silenzio che permette di ascoltare davvero. È da lì che nasce la vera esperienza.
Network Museum – Come dovrebbe organizzarsi un museo per sfruttare le nuove tecnologie foniche?
OFT – Bisognerebbe tornare alla narrazione orale. I suoni ci aiutano a memorizzare, a comprendere, a partecipare.
Se ben usate, le tecnologie foniche possono personalizzare l’esperienza e colmare le lacune cognitive. Le parole devono ritornare al centro dell’esperienza museale.
Il suono deve avere la stessa dignità della luce. Non può essere appoggiato come elemento secondario. Come in teatro: la parola guida, la luce ed il suono accompagnano.
Network Museum – Qual è il futuro di parole, rumori e musiche?

proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – Il futuro delle parole, dei rumori e delle musiche speriamo sia fatto di suoni caldi, umani, imperfetti. Non è snobismo da puristi: è consapevolezza che l’imperfezione è bellezza, che la verità non è nitida, e che le emozioni non sono sempre pulite e precise.
L’intelligenza artificiale può aiutare molto: semplifica, automatizza, velocizza processi tecnici e permette un uso del tempo più creativo. Ma non deve sostituire la voce umana. Perché la voce campionata suona come noi… ma non “sente” come noi.
Lo speaker reale, anche se imperfetto, comunica di più. Ha quel guizzo, quella dissonanza geniale che rende unica un’interpretazione. È come la differenza tra registrazione analogica e digitale: il silenzio bianco non esiste in natura, e troppa pulizia ci toglie verità, umanità, calore.
Il rischio è che l’eccesso di virtuale appiattisca tutto, che si perda la particolarità del suono vissuto, l’emozione incarnata nelle parole.
La tecnologia va usata. Ma non per sostituire, per accompagnare.
Per questo, noi di Officina Fonica Torino continuiamo a registrare personalmente, a coltivare l’aspetto manuale, creativo, artigianale.
Perché l’anima non si genera artificialmente. E il futuro sonoro che immaginiamo… è quello in cui la tecnologia lascia spazio all’imperfezione che emoziona.
Network Museum – Come immaginate il futuro della cultura e in particolare dei musei?

proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
OFT – Il futuro della cultura e dei musei dipende da una scelta fondamentale: riconoscere il loro valore, oppure continuare a sottovalutarli fino a farli svanire.
Se si continua a pensare che con la cultura “non si mangia”, che non porta guadagno, che non genera pecunia… finiamo male. È un errore clamoroso. La cultura è la base su cui si sviluppano le civiltà: senza cultura, non c’è società, non c’è economia, non c’è progresso.
Serve formare le menti, coltivare l’immaginazione, educare alla complessità. Servono filosofi, fisici, intellettuali, poeti. Perché il pensiero libero è il motore della ricerca e senza ricerca non si va avanti.
La cultura è cibo dell’anima, ma non va consumata. Va assaporata, rispettata, investita.
I musei, in questo scenario, sono depositari ed attivatori. Hanno il compito di preservare, ma anche di stimolare. Devono essere parte viva del tessuto sociale, luoghi dove il sapere non si espone… si condivide.
Il nostro auspicio è che si torni a dare valore ed onore alla cultura. Non come svago da privilegiati, ma come fondamento etico e morale della società.
L’ignoranza genera abbrutimento. Il sonno della ragione genera mostri.
Serve una visione più grande, più visionaria, più luminosa, dove la cultura venga vista non come lusso, ma come necessità vitale.
E se il futuro deve scegliere tra consumo e consapevolezza… che almeno il museo sia il luogo dove la consapevolezza vinca.
Network Museum – Ora la domanda relativa al tema dell’anno. Cos’è un museo intelligente?
OFT – Un museo intelligente non è quello che usa le tecnologie più avanzate, ma quello che sa scegliere tra le opportunità disponibili con consapevolezza, umanità e visione.
Il termine “intelligente” viene dal latino intelligens, participio presente di intelligere, cioè “inter-legere” — saper leggere tra, saper distinguere, saper comprendere.
Un museo intelligente è fatto da persone intelligenti, come quelle del Museo della Chimica: un team che conosce i propri limiti, ma sa chiedere aiuto, cercare soluzioni, condividere il sapere. È fatto di donne e uomini capaci di raccontare ciò che sanno con generosità e umiltà.
Il museo intelligente non rincorre il progresso di per sé, fine a se stesso, ma lo interpreta, lo accompagna, e talvolta torna indietro per riprendere metodi didattici del passato, quando servono a far comprendere meglio.
È capace di prevedere, di ascoltare la società, di non trasformare la cultura in un bene da vendere, confezionare o consumare.
Perché la cultura, come la conoscenza, richiede responsabilità, rettitudine, onestà intellettuale delicatezza nel maneggiarla.
Il museo intelligente non è vetrina. È scelta. Sa restare laico, puro, libero. Sa difendere la cultura dalla mercificazione. E sa raccontare la conoscenza come ciò che contiene vita e ingegno umano, non consumo.
© Copyright Infogestione
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Title/Titolo: “The sound of the museums”/”Il suono dei musei”
Section/Sezione: Technomuseums/Tecnomusei
Author/Autore: Network Museum
Guest/Ospite: Alberto Ricci Höis, Luigi Rocco Conte (OFT – Officina Fonica Torino)
Code/Codice: INMNET2507171300MAN
Last update/Ultimo aggiornamento: 26/09/2025
Online publication: 6th season, 22 July 2025/Pubblicazione in rete: 6° stagione, 22/07/2025
Intellectual property/Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Content source/Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Network Museum
Image source/Fonte immagini: come segnalato dalle didascalie poste in calce alle immagini
Video and multimedia content source/Fonte video e contenuti multimediali: ///
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