con Gisele Cipriani

Gisele Cipriani

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Chi è Gisele Cipriani?

Gisele Cipriani
Il mio nome è in realtà Gisele Cristina Cipriani de Almeida. Da quando vivo e lavoro in Italia, però, ho scelto il mio cognome italiano, perché per l’Italia il mio nome completo è troppo lungo. Sono sposata e ho tre figli, due dei quali sono ancora piccoli. Ci siamo trasferiti in Italia dal Brasile nel 2022. Da allora, mi sono destreggiata tra l’aiutare i miei figli ad adattarsi al loro nuovo Paese e pensare a come avrei potuto riavviare la mia carriera professionale. Così, all’inizio di quest’anno, ho deciso di dare il via ad un progetto scritto su LinkedIn, intitolato: Ciò che resta.
Il mio scopo principale come storica (Ph.D.) è rendere vivo l’ignoto. La mia tesi in Brasile riguardava un documento amministrativo scritto da un famoso storico brasiliano nel XIX secolo, in epoca imperiale. Si tratta di un documento raro e non pubblicato, che ho dovuto dimostrare essere stato scritto da lui, confrontando le sue lettere con altre firmate da Francisco Adolfo de Varnhagen durante il mio master, per poi sostenere l’ipotesi nel mio dottorato sul perché lo avesse scritto e perché non lo avesse pubblicato in vita. Questo per far capire quale ascendente su di me eserciti il mistero nella storia . È quello che ho iniziato a fare dallo scorso gennaio, pubblicando post e newsletter su argomenti storici di cui nessuno parla all’estero e soprattutto inerenti alla storia dei luoghi vicini a dove ora risiedo, il Lago Maggiore ed il Lago d’Orta. Tra i miei intenti, inoltre, vi è quello di dare visibilità alle piccole città italiane, che non hanno alcun supporto per il turismo, cercando di divulgare la loro storia, così da poterle aiutare a sviluppare attività di turismo sostenibile in allineamento con l’Agenda 2030. In seguito, i miei follower italiani mi hanno aiutata a costruire su LinkedIn Ciò che resta – dialogo tra i laghi. Sono così entusiasta di scrivere per la comunità italiana, perché apprezzano e supportano davvero ciò che sto facendo.
Poi ho incontrato via LinkedIn la mia collega e coach, Suzanna Amalia Nemes. In quel momento, mentre stavo conducendo il mio lavoro di divulgatrice storica sui luoghi a me vicini, Suzanna mi ha suggerito che avrei potuto fare diventare una vera professione ciò che stavo realizzando. Così mi ha aiutato a prepararmi, affinché potessi diventare più consapevole del ruolo di Interprete del Patrimonio Culturale. Ora desidero assistere persone e musei, come consulente, creando qualcosa di diverso dalla semplice divulgazione storica. Amo davvero l’idea di aiutare a costruire qualcosa che vada oltre le solite vecchie esposizioni nei musei. Vorrei migliorare il modo in cui i visitatori vivono il Museo, portarli su di un altro livello, che li possa connettere con il passato e renda la loro esperienza culturale indimenticabile.

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Cos’è la cultura e qual è il suo ruolo?

Gisele Cipriani
Quando pensiamo alla storia, le prime civiltà, che si stabilirono intorno ai corsi d’acqua, rappresentarono la prima volta in cui l’essere umano ebbe bisogno di costruire qualcosa di organizzato. Quello fu l’inizio della società così come si è evoluta fino ad oggi, come ora ci è familiare. Quando quelle società iniziarono ad entrare in contatto con altre collettività, fu evidente, e forse necessaria, una differenziazione tra di esse. È allora che sorse la cultura, come definizione identitaria di un gruppo. Naturalmente questa è una spiegazione molto semplice, ma credo che la cultura sia l’essenza di una società ed è per questo che ne siamo così attratti. Ecco perché i governi dovrebbero sempre investire in tale ambito, perché alla fine l’esigenza identitaria risuona in ogni persona, che accetti di vivere in una determinata collettività.

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Cos’è un museo e qual è il suo ruolo?

Gisele Cipriani
Un museo è un luogo, che esiste per rendere viva una cultura. Il museo ridando in qualche modo vita alla cultura rivela una identità. Quando pensiamo, per esempio, al Museo del Louvre ed a uno dei suoi capolavori, la Monna Lisa, sovente ci chiediamo perché sia così famosa? Perché tutti vogliono vedere quel dipinto quando visitano quel museo? Perché è un capolavoro di uno dei più importanti artisti della nostra storia occidentale, è un simbolo con cui identifichiamo la cultura a cui apparteniamo. Il museo ha un ruolo così importante nella nostra società, perché la sua missione di dare vita a qualcosa del passato è ciò con cui la società risuona ed in cui si identifica culturalmente. Ecco perché è così importante guardare oltre e cercare di ascoltare davvero ciò che il passato sta cercando di dirci, e fare scelte che si allineino con i bisogni presenti nelle nostre società. Il museo può aiutare a costruire ponti così come può anche aiutare a distruggere muri. È un’istituzione molto potente e deve essere sempre più presente per aiutare la nostra società a crescere.

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Cosa significa interpretare il patrimonio culturale?

Gisele Cipriani
Rifacendomi alla mia esperienza, significa vedere oltre il patrimonio. Cercare di connettersi con la storia e scoprire altri lati del passato; aiutare le persone a essere maggiormente consapevoli della dimensione storica. Per riassumere: aiutare i visitatori ad interpretare davvero un ruolo attivo nei confronti dei temi esposti in un percorso museale e non solo quello, passivo, di meri ricevitori di conoscenza.

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Qual è il ruolo dell’Interprete del Patrimonio Culturale? Come lo si diventa?

Gisele Cipriani
Il ruolo è quello di diventare il connettore tra il patrimonio ed il visitatore, ma non in modo accademico, o come una guida turistica, bensì come qualcosa che aiuti i visitatori ad andarsene, al termine di una visita, per esempio, con qualcosa di indimenticabile, qualcosa di appreso, che li aiuti, in seguito, a diffondere e condividere quella conoscenza acquisita, affinché più persone possano essere interessate a provare la stessa esperienza. I musei, sovente, danno per scontato il ruolo dei visitatori. Eppure sono proprio loro, il cosiddetto pubblico, che possono promuovere il museo. Pensate alla vostra ultima visita museale. Come ne siete venuti a conoscenza? Cosa vi aspettavate in base a ciò che avete sentito? Il ruolo dell’Interprete del Patrimonio Culturale, pertanto, è anche quello di aiutare il visitatore a sentirsi accolto come un individuo intelligente, attivo, che, con questa incredibile esperienza, possa promuovere tra i propri amici e familiari la ricchezza del museo.
Per diventare Interprete del Patrimonio Culturale non è necessario avere una laurea, ma sarebbe utile avere una certa preparazione in relazione all’ambito in cui si intenda operare. Soprattutto, però, è opportuno percepire la vocazione a creare qualcosa di diverso, la capacità di provare empatia e connessione con i visitatori e l’impegno nella preparazione e nell’approfondimento verso gli argomenti, che si presentano al pubblico.

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Come ci si relaziona con i musei e con il sistema museale nazionale? Cosa rappresenta l’Interprete del Patrimonio Culturale, per un museo? In che modo un museo beneficia della sua competenza professionale? Quali sono gli aspetti critici di questo rapporto?

Gisele Cipriani
Sono all’inizio del mio impegno professionale qui in Italia. Sono mossa dalla ricerca e dalla storia, come ho detto, ma sono più che mai aperta ad aiutare i musei a ripensare il ruolo dei visitatori e anche a quello dello stesso museo, come componente attiva nello sviluppo della conoscenza del passato e di come questo possa costruire ponti con e nella nostra società, affinché possiamo evolverci come esseri umani. Sono molto vicina ai Musei di Terre Borromeo sul Lago Maggiore, che recentemente hanno creato la Kaleon Heritage Management, una società privata, che potrebbe essere di ispirazione a molti musei, italiani ed europei, attraverso il proprio modello di investimento e di gestione. Purtroppo, certi schemi di sviluppo posso essere adottati, al momento, con maggiore facilità, in ambito privato. Vorrei, pertanto, proporre modelli di gestione simili sia in ambito statale che privato, soprattutto per l’implementazione di sistemi atti a favorire lo sviluppo di un turismo di tipo sostenibile, affinché anche le piccole città non comprese nei grandi circuiti possano esprimere una offerta turistica all’avanguardia.

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Come considera i visitatori dei musei? Perché si visita un museo? A proposito: si visita un museo o lo si frequenta?

Gisele Cipriani
Il visitatore museale diventa una componente viva ed attiva se sente di potersi connettere con il luogo o la struttura che ospitano la sua esperienza. Con l’avvento dell’era dell’IA è senso comune che la conoscenza possa essere raggiunta in forma semplice e veloce. Ma non credo che la tecnologia possa, o sia suo obiettivo, sostituirsi all’istituzione museale o alle guide. Credo, invece, nel contributo didattico della tecnologia. È molto importante, perciò, nella prospettiva di evoluzione di un museo investire non solo nella tecnologia ma anche nell’aspetto esperienziale, ambito di attività del ruolo dell’Interprete del Patrimonio Culturale. Possiamo aiutare il museo a unire i “puntini”, permettendogli di allestire e presentare la propria esposizione in modo che il visitatore si posso percepito attivo e non passivo. Credo che quando scegliamo di visitare un museo, la maggior parte delle volte, sia perché qualcuno ce l’abbia detto, o lo si sia visto su di un “reel” di un “social”. Inoltre, ci rechiamo ai musei anche per vedere come possiamo connetterci ai nostri antenati, come possiamo dare vita alla memoria del nostro passato. Quando un museo ha la capacità di fornire un’esperienza, ogni volta è una visita diversa: ecco che il visitatore può diventare un frequentatore e non un visitatore occasionale. Affinché ciò accada, però, i musei dovrebbero essere più aperti al cambiamento a partire dalle istituzioni famose. Purtroppo, in questo caso, più blasonata è una istituzione maggiore è la sua affluenza di pubblico, il che, sovente, non permette la percezione degli stimoli al cambiamento.

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Come considera il “mercato” e che rapporto stabilisce con questa dimensione? Esistono responsabilità etiche e limiti da considerare nel processo di interpretazione del patrimonio culturale dal punto di vista degli interessi economici o dell’impatto sociale di un museo? Quali sono e quale condotta occorre osservare?

Gisele Cipriani
Credo che ognuno possa avere un ruolo in un museo. Il curatore ha il compito di allestire l’esposizione in modo tale che il visitatore possa davvero capire il nostro passato o l’epoca, su cui il curatore si è concentrato. La guida ha il compito di trasmettere informazioni e nozioni sull’esposizione, la conoscenza storica e la “lettura” delle opere d’arte. L’Interprete del Patrimonio Culturale può aiutare il curatore a pensare oltre l’arte e la storia e può anche aiutare la guida, coinvolgendo i visitatori con l’esperienza. È tutto collegato. Non abbiamo l’intenzione di invadere lo spazio di altri professionisti, il nostro compito è aiutarli ad esprimere una azione didattica maggiormente immersiva e, di conseguenza, favorire una maggiore affluenza verso il museo. L’Interprete del Patrimonio Culturale non può essere la guida o il curatore, ma la figura professionale che può esprimere capacità tali di interazione con il visitatore, da coinvolgerlo oltre l’ascolto, oltre la mera visione o la semplice presenza.

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In che modo la comunicazione culturale può influenzare la consapevolezza esistenziale, sia individuale che collettiva?

Gisele Cipriani
Questa domanda risuona molto con il ruolo dell’Interprete del Patrimonio Culturale. Come esseri umani, siamo sempre in evoluzione in qualche modo. L’Interprete del Patrimonio Culturale ha la capacità, attraverso la comunicazione e anche attraverso il silenzio al momento giusto, di aiutare il visitatore a connettersi con la propria consapevolezza esistenziale. Lo scopo è aiutare individui e gruppi a lasciare il museo con la consapevolezza che l’esperienza della visita abbia apportato qualcosa nella propria esistenza.

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Come considera il tema dell’inclusione in termini di accessibilità degli spazi, strumenti didattici e contenuti all’interno del processo interpretativo?

Gisele Cipriani
Ho letto qualcosa riguardo ad alcuni musei che programmano visite speciali per persone non vedenti e ho pensato che fosse fantastico. Permettono loro di toccare l’arte così che possano davvero sentirla e definirne una personale configurazione. Questo è un esempio di inclusione davvero bello.
Se pensiamo ai musei come ad istituzioni responsabili della cultura e dell’identità, credo che tali istituzioni abbiano molto da imparare. Dovremmo includere non solo l’accessibilità, ma anche la narrazione di quelle persone del nostro passato che hanno fatto cose meravigliose nonostante la loro disabilità. Un esempio, Stephen Hawking o Ludwig van Beethoven. Spesso rendiamo visibili le loro opere, ma non parliamo molto delle loro disabilità. Un altro esempio, che non riguarda propriamente l’area della disabilità ma di cui è molto importante parlare, è la depressione di alcuni artisti come quella che colpì Vincent Van Gogh.

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Quali rapporti intercorrono tra il suo ruolo professionale e le varie istituzioni scolastiche, universitarie e scientifiche?

Gisele Cipriani
Sono una accademica, quindi credo che il nostro ruolo di quello di aiutare le generazioni future a crescere. Penso sia fondamentale che scuole, università ed istituzioni scientifiche possano abbracciare la ricerca che potrebbe aiutare i musei ad evolversi. In questo caso l’Interprete del Patrimonio Culturale può aiutare con l’esperienza e anche con le domande giuste, dando vita a nuove idee e ricerche sul campo. Per esempio, qualche giorno fa sono andata al Castello di Angera (luogo dei Borromeo). Una classe di studenti indossava abiti dell’epoca. Alcuni vestiti da guerrieri medievali ed armati di spade e giocavano all’interno del castello medievale come se vivessero in quell’epoca. Sono venuta a sapere che questa è in realtà un’attività organizzata dal museo del territorio per gli studenti. Ecco un buon esempio di qualcosa che connetterà per sempre quegli studenti al museo, attraverso quella esperienza cognitivo-sensoriale di ruolo.

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In che modo il suo lavoro si relaziona con le aspettative di un pubblico sempre più abituato ai dispositivi tecnologici ed agli effetti virtuali o mediati ?

Gisele Cipriani
Per evolverci dobbiamo adattarci. Quindi, ben venga la tecnologia, lavoriamoci assieme. Vedete: l’esperienza in sé è unica, è aspetto esclusivo di ogni individuo. Qualunque cosa crei una connessione, un coinvolgimento dovrebbe essere presentata, discussa, condivisa. Lo facevo quando ero insegnante di storia in Brasile. Per esempio, quando i miei studenti studiavano la Seconda Guerra Mondiale, portavo gli X-Men affinché li guardassero e vi si relazionassero. Confrontavo la sensazione che avevano i mutanti quando si sentivano diversi e come quella si evolvesse in cattiveria o bontà. Confrontavo il discorso di Hitler con il discorso del Generale Hux in Star Wars: Il risveglio della Forza. In un’altra attività confrontavo Anakin Skywalker a Giulio Cesare. oppure mostravo il Colosseo attraverso la scena di Star Wars con Padmé nell’Arena Petranaki (Star Wars: Episodio II). Dovremmo abbracciare il presente ed il futuro per dare vita alla storia. Questo è uno strumento veramente potente.

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Quali sono i rischi, gli aspetti negativi e gli aspetti positivi della pressione tecnologica che attualmente colpisce il sistema museale? Come considera il processo di apprendimento ed i suoi effetti sugli individui in una società sempre più segnata dalla “velocità”?

Gisele Cipriani
Dovremmo adottare la tecnologia ma facendo attenzione a non essere superficiali. Tutto qui!

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In un mondo continuamente pressato dalla tecnologia onnipresente, come vede, specificamente in relazione all’interpretazione del patrimonio culturale, attività come il viaggio culturale, che dipendono ancora dal rapporto che i nostri sensi stabiliscono con i luoghi e gli oggetti?

Gisele Cipriani
Credo che l’intelligenza artificiale sostituisca gli esseri umani solo in ciò che essi non riescano a fare. Le persone amano incontrarsi, conoscersi, frequentarsi ed apprezzano un’esperienza reale, umana anche, in un viaggio culturale, all’interno di un museo. Quando accediamo a quei luoghi come turisti, sovente, però, ci sentiamo un po’ persi di fronte a posti così incredibili, con così poco che spieghi cosa stiamo guardando o davanti a cosa ci troviamo. Leggere le didascalie non è sufficiente. Ascoltare le audioguide non è sufficiente. Perché questi dispositivi sono tecnologie, li percepiamo “freddi”, lontani, mentre le persone cercano di stabilire connessioni empatiche, “calde”, umane con ciò che cercano di comprendere ed interpretare.
È in questi casi che un Interprete del Patrimonio Culturale può intervenire e tramutare le “cose” ed i concetti in relazioni. Questa figura professionale può assisterti prima del viaggio a capire quale esperienza stai cercando ed aiutarti a realizzarla. Può anche assisterti in loco, ma non come una guida turistica, bensì come uno specialista che sa dove dovresti fermarti a guardare ed a sentire.

Una guida può essere anche un Interprete del Patrimonio Culturale o solo una guida. Dipende dal suo approccio. Se esprime solo informazioni ma non favorisce una relazione con l’argomento, l’IA, allora, può essere più utile. Se apporta qualcosa di peculiare o stimola qualcosa di più umano, come una riflessione, o semplicemente una domanda, affinché il visitatore possa interagire volontariamente, allora sta interpretando. Ecco perché ho chiesto a Suzana Amalia Nemeș di unirsi a me negli spazi di Network Museum, perché è esattamente quello che fa lei quando, progettando viaggi e soggiorni culturali, elabora l’esperienza dei propri assistiti qui in Italia.

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Che ruolo gioca il viaggio nel processo cognitivo e nella progettazione dell’interpretazione del patrimonio culturale?

Gisele Cipriani
Si può fare un viaggio “consumistico”, da pacchetto “standard”, oppure si può fare un’esperienza. Quando vai a Parigi, per esempio, puoi pianificare da solo di andare al Louvre, alla Torre Eiffel, alle Galeries Lafayette, all’Arco di Trionfo, agli Champs-Élysées, persino al Museo d’Orsay, farti il selfie e mettere la spunta. “Sono stato a Parigi, fatto! Avanti il prossimo”. Quando invece hai l’assistenza di un Interprete del Patrimonio Culturale, che ti aiuta a costruire un’esperienza, il viaggio a Parigi sarebbe qualcosa di simile a ciò che, per comodità, esprimerò per punti.


In primo luogo, l’Interprete parlerebbe con te per capire quali sono le tue aspettative.
Secondo, analizzerebbe la tua storia, con chi viaggi e perché.
Terzo, dopo di ciò, l’interprete sceglierebbe un itinerario di luoghi storici, ma luoghi storici non comunemente frequentati dai flussi turistici di massa o reperti e testimonianze reperibili solo da chi padroneggia la materia. E questo varrebbe non solo per i percorsi e gli argomenti ma per l’intera esperienza di soggiorno: dove scegli di soggiornare, partenze, arrivi, pasti, ecc.
Quarto, farebbe incontrare i viaggiatori con le persone del posto giuste, per arricchire l’esperienza reale, come un ponte. Questo, pertanto, non sarebbe un tour guidato, bensì un tour suggerito, concepito sulla base delle aspettative delle persone che viaggiano insieme, con l’intenzione di offrire un’esperienza unica al gruppo.

Network Museum
Come valuta il sistema italiano di diffusione culturale? Cosa succede all’estero?

Gisele Cipriani
Parlando di tecnologia, le persone sono più “online” che mai. Il museo come istituzione della cultura deve essere anch’esso più reperibile in rete. Anche in questo caso può fruire delle tecnologie di IA e del ruolo dell’Interprete del Patrimonio Culturale per emanciparsi in tal senso. Quando sei già online, puoi costruire connessioni e promuovere l’identità del museo in tutto il mondo.

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Come vede Gisele Cipriani il futuro della cultura e, in particolare, il futuro ruolo dei musei?

Gisele Cipriani
Sono preoccupata, perché dovremmo essere più capaci nel riconoscere l’importanza di altre culture per lo sviluppo della nostra società occidentale. Per me, il ruolo del museo è quello di essere un ponte, ma per esserlo veramente, dovremmo avere una mentalità più aperta e collaborativa, soprattutto nei confronti delle nuove figure professionali presenti nell’ambito culturale.

Le nuove generazioni hanno bisogno di altro: necessitano di un diverso e più evoluto livello di interpretazione della conoscenza e, quindi, anche le istituzioni museali sono coinvolte in questo cambiamento. Io sono solo una delle professioniste disponibili sul mercato, che può aiutare il sistema ad evolvere, ma, come si può vedere su LinkedIn, per esempio, l’Italia vanta già un considerevole numero di figure professionali preparate ed in grado di collaborare con le istituzioni museali, comparto, non dimentichiamolo, espressione del futuro della nostra società e della nostra identità.

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E ora il tema dell’anno: che cos’è un museo intelligente?

Gisele Cipriani
Penso di averlo già detto prima. Il museo intelligente è il museo che è in grado di evolversi per rimanere connesso con le persone. Questo significa abbracciare la tecnologia, coinvolgere più esperti come gli Interpreti del Patrimonio Culturale, investire per trasformare il museo in un luogo culturale e storico inclusivo, che aiuti a farlo divenire un ponte tra persone, tra culture e tra generazioni.

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