Capire il proprio mondo


di Gian Stefano Mandrino

Sarà capitato anche a voi di sentire nella vostra mente un riproporsi ricorrente ed ondivago di frasi, immagini, suoni. Sovente, oltre all’articolo 12 della Costituzione (che debbo dire non mi è mai stato di grande utilità ricordare, con il dovuto rispetto per il Tricolore), mi sovviene il titolo di un mio libro di scuola, che recitava “Capire il nostro mondo”. Ho sempre trovato la scelta di un tale titolo veramente indicata per un testo dedicato a ragazzi, che non si sono ancora prefigurati una propria rappresentazione del mondo, ma nel quale dovranno pur recitare la propria parte.

Vi chiederete quale attinenza possa avere con i musei questo preambolo. Il senso risiede proprio nei due termini chiave: “rappresentazione” e “comprensione”, che esprimono la ragione d’essere dei musei.Questo nuovo aggiornamento (che non segue una definita scadenza temporale, per non essere confusi con eventuali periodici e giornali – a rigore di legge – e soprattutto perché quanto pubblicato è sempre frutto di applicazione professionale e non un mero riporto di informazioni), che tra i vari contenuti presenterà in questo mese l’intervista al Vice Presidente di Museimpresa ed al Presidente di un Ente gestore di un Museo Archeologico, propone due soggetti e due aspetti, che paiono lontanissimi tra di loro.

Il primo porta la voce di una realtà economica – produttiva, che si è fatta cultura ed identità. Il secondo, che conduce un autentico museo archeologico, frutto di scavi ancora aperti ed attivi, rappresenta l’evoluzione di un territorio, partendo da quanto rinvenuto sullo stesso. In entrambi i casi l’elemento comune è il “rappresentare” coniugato al “capire” con una marcata vocazione dell’entità museale ad un ruolo di servizio per il futuro.

Leggerete, pertanto, di lavoro, di produzione e di economia, ma anche di gestione dei rischi archeologici e dell’importanza di conoscere e catalogare il patrimonio territoriale celato, per poter effettuare scelte amministrative corrette, consapevoli ed intelligenti.

Il museo, quindi, oltre la collezione, l’esposizione di lustro e meraviglia, oltre addirittura il ruolo di luogo di ispirazione artistica o di origine di spettacolo d’effetto, oltre ancora alla didattica, come l’espressione della consapevolezza di poter essere una tecnologia comunicativa atta a “rappresentare” scenari non lontani e morti, ma dati ed informazioni compresi e necessari proprio per “capire il proprio mondo” e per deciderne la sua futura rappresentazione.

Ecco un ruolo che sinora non avevamo approfondito e che sarà considerato molto più accuratamente durante il prossimo anno: il ruolo del museo nella filiera decisionale territoriale e sociale. Sotto quest’ottica lo scenario si amplia notevolmente: dalla conservazione alla didattica, dalla formazione alla prevenzione, dalla tutela del territorio all’identità culturale, sino ad arrivare all’inserimento del ruolo museale nelle dinamiche di sviluppo sociale ed economico.

In questi ultimi mesi Infogestione, la società di ricerca titolare di Network Museum, ha presentato diversi progetti proprio con tale vastità di orizzonte, registrando notevole curiosità, ma ritrovando, per l’ennesima volta, le identiche inerzie causate proprio dalla scarsa conoscenza su come “utilizzare” la cultura ed il “fare cultura”. Come ho già potuto evidenziare nella mia precedente copertina a fronte di una eroica schiera di preparati e “resistenti” addetti ai lavori, si interfaccia una foltissima schiera di amministratori pubblici e, purtroppo, anche privati, che non “sanno proprio cosa farsene” di ricerca, musei e cultura.Non è quindi solo questione di soldi o di mecenatismo (che sia comunque benvenuto, basta che il rapporto tra pubblico e privato non si fermi a tale aspetto), ma di “cultura della cultura”, ovvero di poter maturare quel senso critico e costruttivo per “capire il proprio mondo” ed attrezzarsi per poterne comprendere ed indirizzare l’evoluzione, senza rimanere in balia di spinte e di poteri speculativi e violenti, assolutamente miopi nei confronti dell’appartenenza ad una specie ed al suo stesso destino.


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Titolo: “Capire il proprio mondo”
Sezione: Gian Stefano Mandrino
Autore: Gian Stefano Mandrino
Codice: INET1608040900MANa2
Ultimo aggiornamento: 08/08/2016
Pubblicazione in rete:
2° edizione, 08/08/2016
3° edizione, 28/11/2018

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Fonte immagine:  una scena del film “Tempi moderni”, interpretato, scritto, diretto e prodotto da Charlie Chaplin – https://it.wikipedia.org/wiki/Tempi_moderni
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