A questo…punto gli auguri…


di Gian Stefano Mandrino

È stato un anno ottimo, che ha visto Network Museum prendere coscienza del proprio ruolo di pubblicazione scientifica. Fatti alla mano, questa nostra iniziativa rappresenta ancora una rarità nell’ambito delle scienze museali, considerando il fatto che la prassi redazionale scientifica in questo Paese non goda ancora degli stessi spazi e dell’attenzione attribuiti alla stessa in ambito internazionale. Abbiamo riscosso curiosità, sovente incredulità, a volte disagio, abbiamo aumentato partner e collaboratori a vario titolo e livello. Soprattutto, ed a queste persone il particolare ringraziamento dello scrivente, ci è stato permesso, ancora una volta, di condividere la nostra filosofia di comunità di ricerca e di impresa con coloro, che, malgrado le vicissitudini della vita, hanno compreso, rispettato e coraggiosamente condiviso la visione di un gruppo di individui, che credono nel ruolo della ricerca, della scienza, della cultura e dell’impresa come momento di crescita individuale, sociale e di consapevolezza esistenziale, al di là della mera espressione professionale e delle contingenti necessità di sostentamento.

È stato un anno per noi molto intenso ed appagante, malgrado tale visione, realistica e positiva, possa risuonare non allineata alle millanta catastrofi ed alle migliaia di eventi negativi, che ci vengono somministrati quotidianamente da media di ogni tipo, secondo il terrifico detto:”Una buona notizia è una cattiva notizia, una cattiva notizia è una buona notizia”. Consapevoli e rispettosi per quanto di grave, se non di terribile, possa essere accaduto alle altrui vite in questo trascorso anno, ci siamo chiesti quale sia la risposta del mondo culturale, ed ancor più di quello museale, ai tanti problemi, che assillano i nostri simili ed il pianeta tutto. A partire proprio dalla precarietà, in cui stiamo costringendo la nostra specie a causa dell’uso non proprio intelligente delle risorse planetarie, per arrivare alle derive tra generi e generazioni, al problema della povertà e della non equa distribuzione della ricchezza e delle opportunità di sostentamento e realizzazione tra i membri del consorzio umano, come risponde il settore museale a tali urgenze sempre più pressanti? Ad eccezione di qualche coraggiosa iniziativa, da noi puntualmente evidenziata, il comparto, come molte altre espressioni di quella che chiamano “cultura”, sembra non riesca a misurarsi con le impellenze contingenti e globali, sovente ancora troppo autoreferenziale ed assiso tra compiacimenti accademici, opportunità politiche, blasoni feticistici ed “adiabaticità” di casta. In particolare nel nostro Paese, dove si abbandonano ministeri strategici per la collettività a causa della inesistente visione del futuro di una classe politica (ora giovane e rampante), che non riesce ad esprimersi oltre i quindici giorni, che ruolo riveste il cosiddetto “patrimonio culturale”?

Come nell’arringa della pellicola de “In nome del papa re”, vien proprio da sostenere: “Ottimi padri, siamo vecchi!” La nostra cultura, il nostro modo di vivere ha fatto il suo corso, anzi sta diventando una minaccia per noi stessi e per il globo intero. Cerchiamo, per parafrasare il citato capolavoro, di uscire di scena, se non con il botto, se non degnamente, in modo umilmente utile per coloro che, forse, potranno sopravvivere a noi stessi. Sacrifichiamo le nostre generazioni e concentriamoci su ciò che è giusto fare, cercando tali ragioni e relativi rimedi anche e soprattutto nei musei, oltre che nelle scuole, nelle università, in ogni encefalo ed in ogni coscienza culturale non ancora sacrificata sull’altare della rete. Troveremo certamente qualcosa: qualche briciola con cui segnare il sentiero, qualche biglietto da introdurre in una bottiglia da affidare ai flutti del futuro. Siamo finiti, cerchiamo di non sfinire, siamo cotti, cerchiamo di non bruciare, procuriamoci di non arrossire più, sentendo scandire nell’universo il nome dell’umanità.

Per questo motivo il tema di quest’anno sarà: “Cosa comunicano i musei?”.
Qualche giorno fa abbiamo letto sul sito di un importante museo nazionale che la missione dello stesso era quello di rendere ancora maggiore la sua “gloria”, il suo prestigio. È questo il senso d’esistere di un museo? È questa la sua funzione? Intendiamoci, per qualche ente stravagante, nido privilegiato per clientelismi e posizioni facili , ne conosciamo moltissimi, che si distinguono per impegno culturale e sociale, ma, credeteci, non sono in grande numero e certamente non sono abbastanza: l’ignavia e l’inerzia, per varie ragioni (alcune anche valide), tendono a regnare sovrane. Pensiamo, riferendoci al tema dello scorso anno, che era focalizzato su come comunicassero i musei, a quanto si stia pagando il non essere stati in grado di gestire, da parte del comparto, il processo comunicativo, durante i gravissimi eventi di Venezie e Matera, demandando tale funzione sempre più ai “media” in nome dell’opportunità di una più sterile e facile promozione “a buon prezzo”, rincorrendo il miraggio di folle da stadio agli ingressi. A parte il dramma di chi può aver perso tutto, ed una vita, tra i flutti di una irritante ed incapace politica del nulla, nonché le prenotazioni turistiche cancellate ed il mancato introito di tutta una collettività, che immagine danno al modo i nostri musei a cielo aperto e quelli, che da questi dovrebbero essere custoditi. Sono bastati pochi servizi giornalistici dai toni troppo sensazionalistici , privi di una fonte di controllo, di un controcanto rappresentativo ed autorevole del settore, per creare un danno forse maggiore di quanto già subìto per cause, diciamo, naturali. Cosa può pensare il mondo di un Paese, tutto chiacchiere, titoli, retorica e disimpegno, che non solo non riesce a mettere a frutto quel tesoro “di tutti” affidatogli dalla storia, ma non cerca neppure di tutelarlo, di difenderlo dallo stesso custode? Il re è nudo, esimi colleghi, in primis, e connazionali tutti! Il buonismo aprioristico, il volontariato edonista, il politicamente corretto da salotto, la superficialità “del come siamo bravi solo noi”, i soliti di scena dietro ai quali correre, ignavi e nudi, la storia scritta dai nipoti (indegni) dei vincitori stanno affossando la nostra collettività da decenni, la nostra cultura, la nostra cifra, ammesso ne sia mai esistita una.

Siamo vecchi, nudi ed inutili, siamo malati di noi stessi, l’unica patologia, che possa risolversi soltanto con l’estinzione del malato. Facciamolo allora questo passo, partiamo con il nuovo anno, usciamo di scena con stile ed utilità, pregando che, dopo di noi, possa ancora esistere una qualche eredità fruibile.

A questo punto, non ci resta che ringraziare per questo anno trascorso e formulare gli auguri per un Nuovo Anno colmo di pace, di serenità, di prosperità e di…consapevolezza…per tutti, di tutti e con tutti.

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Titolo: “A questo punto…gli auguri”
Sezione: “La copertina”
Autore: Gian Stefano Mandrino
Codice: INET1912301500MAN/A1
Ultimo aggiornamento: 30/12/2019
Pubblicazione in rete: 3° edizione, 30/12/2019

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